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Back to the future

Sapore di dune

come inattese promesse

colorano la tempesta

Iddio si è svegliato

come un vulcano malato

come un’attesa ricomepensa

sicario affamato

prenditi le briciole lasciate sazie

in cime tempestose

e diabolici lamenti

attende la pazienza sventrando ansia

arrestami un istante

il cuore è pieno

e libero di me

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Walking on the strange sea

Cuore di tepesta
in perle sull’asfalto
si apre il cielo come sipario
e vola
e s’innalza
passione

richiamo veloce ai turbini del tempo
mare mosso in quiete statica
mi muovo e sorrido
lasciato lo strazio agli stranieri
e colli e balli lontani da noi

pausa sospensiva
in luoghi di miraggio


Tra Trump e Kim

Di suoni e bellezze

vibrazioni in sensazioni

forti di spirito

inspiro

 

aria nuova

che non sapevo muovere

maree di sentimenti

in spiaggia sorpresa

 

tra spazio e tempo

istinto e debolezza

tempesta d’improvviso

e vedo il suo viso

 

sorrisi di bellezza

sorrisi di piacere

catene sdogante

in chiacchiere al buio

 

 

richiamo il silenzio

e la chiamo amore


D’improvviso l’allegria

Svanisci

come i pensieri nella polvere d’Agosto

come le anime dei deserti

e gli immacolati cristalli

in cime tempestose

e frangenti improvvisi

 

abbracciami tristezza

oggi non ti temo

sei una carezza amica

un ricordo doloroso e bellissimo

 

mi chiama

arcaica come il vuoto

come la paura di volare

e quella di tornare

 

frammenti addormentati

in corpi immobili

e notti insonni


Targato Bologna

Dell’inferno cantante

e di altri demoni

non temo

 

non temo più

parole come linci

righe frammentate

su letti nauseabondi

incerte le giornate

i pensieri viaggiavano

 

discordanti

distorti

disarmanti

 

chiamavano alla guerra

delitto e sacrifio

suoni che non odo

ma odiavo

lesto nel giudizio

 

guizzo di Primavera

in fonte immacolata

 


Efelidi

Che sia commedia o tragedia

non importa,
ma sia spettacolo
e grandezza
e divenire in volo

come anime e gabbiani

buchi neri
ed universi lontani

come raggi di un altro pianeta

risuonano alieni pensieri

prato fiorito sulla sua pelle

cerchiamo Primavera fra i venti

 

come morsi di nuvole

come assaggi di paradiso


Linea morbida

Scrivi molesta

un’altro raggio nel cielo

oggi la tua firma

sa d’incanto

e di miraggio

tremando le stelle

attendono i tuoi occhi

desideri di satelliti

in universi paralleli

vicini come galassie

lontani giusto un granello

di sabbia

e mezzo

sospiro

inspirando i tuoi capelli

ed ogni emozione

che li circonda


Archivio musicale

Premimi il cuore

 

oggi ho bisogno di un lampo

che non sia pioggia

di un tuono

che non sia fuoco

perché arde

ogni pensiero

in spiagge dimenticate

colorate brune

odori lontani

di notti beffarde

a ruggire al mare

ad urlare nel silenzio

a mangiare pietà

 

divorata a digiuno

mi fermai pieno

 

poco più in là

l’orizzonte si infrangeva con il mondo

sconosciuto e desideroso

desiderato e detestato

passato il confine mi girai sorpreso

 

era scomparso

in un sorriso dolce

 


Laghi islandesi

Di suoni e danze
senza maghi o stanze
senza trucchi e senza inganni

odimi, perché non ho che parole

perché torna il fiato come la tempesta

primordiale sancì la luna

imperatrice di sogni e il sole

stella regina

celesti silenzi
in cieli inaspettati
cingo di gioia note d’attesa

stagione piena e sibillata

non soffochi
ma ammiri

occhi che non sapevano più guardare
orecchie stanche di meccanici rottami

spezzate le parole
si muovano a festa

canne snelle
in un lago fuori dal mondo

 


Parola d’allievo

Vorrei essere maestro

di sogni e di rintocchi

di giostre e caroselli

dei venti e degli oceani

 

vorrei essere maestro

di mura di cristallo

di castelli senza reami

di ombre senza sole

 

vorrei essere maestro

di fatti e di parole

di magie e di sospiri

di lune e di maree

 

vorrei essere me stesso


Speziale spaziale

Di entusiasmo di bambino
di spiagge deserte e dei primi mari

Come orgasmi reali
Come orgasmi intensi
Come corpi ed onde

Come verità fluttuanti

riflessi sinceri

oggi non mento al mio passato
su sabbie tiepide tra raggi incerti
a tratti appare Maggio
si fa coraggio

nuvole Modeste

Scende il fiato senza corrente

senza corse e senza ansia
Senza ma e senza se
Senza regine e senza re
Senza malumori
Senza nomi o cognomi
Senza soluzioni
Senza danni ed altre maledizioni

 

contemplo in assenza di gravità


Nuove sementi in colline abbandonate

Se non il cielo non parla

e le stelle si ammutoliscono,

sento l’urlo

 

nel silenzio

 

breccia di frammenti

epoche distanti

cingono a me, a loro

ai cardini immortali

 

all’onda e alle carezze

agli orizzonti e all’avvenire

brindano gli dei

su danze di dame

 

si muovono pianeti

incerti come Marte

Venere bellissima, Diana gelosa

 

si arresta quest’ansia

senza misericordia o altri errori


Mattine

Rumoreggia aurora

in silenzi d’incanto

tra rugiada sonnolenta

e raggi inviperiti,

s’alza il giorno

ed anche il tutto tace

pacata la marea

azzittita l’orchestra

sento il commento forte

ruggire di lampioni

tra ombre deliziose

 

strascichi di arte

in ore piccole e accese

 

come fantasia

come melodia

come musica triste

 

virata emozionante

frantuma l’onda fissando l’orizzonte

 

 


Sans papiers

Sogni soavi

in mari calmi

approdo senza fine

implodo tra passato e futuro

e sono qui,

nuovo

lenti valzer in nuotate lente

assenti le note non rimangono che sospiri

echi del vento in direzione miste

non mi perdo, ma nuoto

 

senza fini e senza correnti

cercatore di anime tra nuvole scure

brucio dante ed esalto il Maestro

 

 

Chiudi gli occhi un attimo

sogno di infante tra realtà invocate

gioco con l’azzurro e il padre eterno

 

realtà stonate

tra mondi in differita

 

 

tra i non ami

tra i non desideri

tra il volere e l’essere

perso nel lungo giardino

tracce di ombre

senza soli pallidi

 

combattimento OSTINATO TRA SALICI RIDENTI

 

Scende altra nebbia dalle colline.

 

ma io sono al mare

e sono mare

 

 


No conditions

In balli gitani
Colorati di sandalo
In strade polverose
Elevò la quiete a mito
Altare traballante
Senza ceromonie e senza sacrifici
Odore di muschio
In foreste e sorgenti

In suoni e sonneggi
Walzer e racconti

artigiano di parole
Maestro di nessun arte
e baro per piacere

pongo il talento al servizio
Misterioso mi invoca
cercare

le tue labbra calde
Sulla mia pelle fredda

Tracce di odino in climi tropicali
Insiste l’indigenza di non sentirti vicino

Cerco la cima
Senza perdere l’anima

 


Ciak

Leggo pagine di stelle

in galassie abbandonate

 

e copio

l’originale incostante

frammenti di frammenti

differenziati  a parte

 

rinasco dal respiro

di una linea separata

 

cantando un nome in ogni conchiglia

di ogni mare e mareggiata

 

sono ancora tempesta

 

sono ancora quiete
osservandoti sussurro meraviglia
sei eco delle correnti
per gli oceani e per i sognatori


Vila Marica

Di Parigi e d’altre scuole

d’Oriente e d’incanti

del confine nemico amico

canto con vergogna e striscio

 

oltre il muro

oltre il sasso

oltre la montagna che si fece valanga

oltre le notti passate ad ammirare la terra

 

oltre

o altrove


Sofisticata in decadenza minore

Di tempi incerti e di serenate

di note sporche e di fate

di allucinazioni e di sogni

di tramonti scritti su pieghe

di scivolate e tonfi

del successo e delle sue pene

dell’altezza e delle vertigini

dei serpenti e dei violenti

delle notti calde e degli sguardi accesi

 

battito di silenzio

 

rumorosamente penso

e ti penso

 


A proposito di Freud

Nebule e soli

su spiagge suadenti

immaginando granelli

di fantastiche mareggiate

 

attese onde e cascate

miseri versi in nottate affogate

di stelle e di fate

universi e buchi neri

 

mangio paradiso con salsa d’inferno

scrivo alla mio ombra senza appuntamento

 

incerti ci separammo chiamandoci destini

brillanti nella solita luce sbagliata


No way back

A Jurmala e alle sue spiaggie bianche

di venti e segreti

di pini e di sete

bevuto il mar chiuso rimase arsura

 

e freddo

e lento passare

in passaggi passati

 

riverisco

 

non ho uniforme nè medaglie

solo faglie

 

di rabbia e  perdono

in cieli caduti

su mari ghiacciati

 


Primo giorno di Maggio

Satelliti e spazi

lasciati vuoti da memorie di onde

e colli e mari e cime

assolute

 

Giovi assenti

in costellazioni mistiche

oggi si cambia e domani pure

per fissare l’inflessibile

 

voglie contrarie

confuse, appagate

diari scritti con il futuro

progetti sul passato

 

ho arato il mare

odiando l’alta quota

ho adorato gli abissi

per riposare

 

poi giusto il vento

qualche tempesta

ed è ancora mattina

 

 

 


Storta lungo un cammino

Risorse

come acqua addormentata

cielo di mezzo

pianura sconfinata

 

mi riportavano i binari in stazione

carrozza di Maggio

eri passata e non ti riconoscevo

 

era freddo

ero lento

era la fine dell’inizio

e l’inizio della fine

non era mai cominciata

l’arsura

 

arsura di vita

fame dei cieli

sete di sentimenti

 

appoggiavo la testa per non pensare

in altri spazi senza permessi

abbattevo reti per sfondare confini

non conoscevo limiti

né l’odore dei templi

 

mi rapì il mare nel segno dei Gemelli

ed in cambio, semplicemente l’amai


Suoni d’eco in galleria del vento

Ombra di giganti

su strade affollate

principi e principesse

formiche e formichieri

dormono assenti

 

rugiada della notte

nascente come luna

miraggio

scoglio infranto come i volti dei giovani del Rodi

 

insani riverberi

passioni ardenti

sfioro il suo nome

e ci penso

 

ultimi sospiri

come venti incontrollati

costretti a ripetersi all’infinito


Loto Egizio

Loto egizio

tra correnti e declini

tra abissi e vivi

 

ordini di gioia

rapite l’azzurro ed avvolgete il suo capo

mirato, duemila ottocento notti

milioni di parole e solo un sentimento

 

lento, scivolò via senza mai perdere la rotta

almeno questo,

tra pantani e paludi

correnti forti ed alligatori affamati

 

ho benedetto l’occhio che la guarda

ho benedetto il cielo che la sorreggeva

ed infine,

non ho saputo scrivere la parola

fine


Man of the hours

Cade il silenzio come un sipario

la prima scena è il tuo capo

mille teste addormentate

e tu lì, come un fiore,

raggiante nei tuoi anni

infelici passeggeri acerbi

confondono la scena

urla, sorrisi, carezze

e qualche parola,

 

l’immagine del lago che ti racconta

quella del mare che ci copre come veste

le onde che ansimano il

piacere ed illusione

di perderci e di ritrovaci

ancora e ancora

finché la marea ti porta via

e l’Estate, capricciosa

sfiorisce con noi.


Tra stasi e stati

Brilla in questa notte

non c’è galassia che non t’ammiri

stella,

sei così luminosa che quasi perdo

 

rotte planetarie come fossero parole

che ciarlano e ciarlano e implodono

frammenti di sogni e spasmi nel raccontarti

 

richiudo

l’universo in una conchiglia per udire segnale

banale, mi sciolgo nel tepore di occhi

labbra, racconti ed orizzonti

 

non c’è voce che non ti richiami

né frammenti che mi ricompongano


Ending course

Giocami

in questa partita o in un’altra vita

suoni d’antenne metalliche

d’avori e d’altri delitti

costipati peccati

giacciono mesti nell’altra stanza

 

ore di danza,

di ventre, di ossa ed altre pozioni

senza rumori o altri flauti assenti

mano che sfiora il mattino cancellando ieri

 

mano invisibile che fa ombra al suo viso

mano invidiata ed invidiosa

si stende alta in cerca di respiro

si ricorda della vittima e del carnefice

chiave di rabbia in passaggi illusori

 

si schiude il pugno

senza lasciare segni

senza lasciar dolore


Scena chiusa in chiavi assenti

Tromba di Odino

portami in porto

perso il vento trovai deriva

dolce docile deriva

 

correnti calde

correnti fredde

sapore di sale

tra colli in fiore

e cieli nitidi

 

scomparse le nuvole

passa l’acquazzone

rione di cielo inesplorato

torno ragazzo

trattenute disoneste

senza tasse e pizzi

pago a quota

partecipo al gioco

trattengo il respiro

e mi tuffo

 

canali di parole

in ululati interroti


Atti fatalistici in posti impropri

Innocenza dei miti

svanisci come Pinocchio nell’oceano

lampade stanche riposano gli occhi

anche il faro ha smesso di ululare

eppur sento

muoversi il secondo che infrange il minuto

ritmo e passione

ordine indisciplinato

azzero il pallottoliere voluto a nozze

tra bilancini tarati mali e piaceri dissoluti

cammino senza memoria su una spiaggia

 

ricordo la direzione e non la partenza

ricordo di avere ricordi e mi sento ancora

felicemente e miseramente uomo


Istantanea capovolta

Ad Atena e alle stelle

ai vulcani e ai fuochi

alle scintille e ai deserti

ai Tartari strafottenti e ai loro cannoni

siano fusi i mondi e i pianeti

colate di carbonio su anelli e satelliti esiliati

domani sarà trionfo nel silenzio

lento scrivere e descrivere

anni vivi come inchiostro

come fogli volanti

finestra aperta

in meraviglioso orizzonte


Endless

Endless

come onde infrante di sogni

svegliarsi ed ammirare

 

alba confusa

ricordo primo annullato

annullato, annullato, annullato

 

ripiego sui sospiri

stringo il respiro ed altrove

non vado

 

restando mite

faro su roccia

abisso senza fondo

 

non ho paura di perdermi

ma di ritrovarmi


W. W.

Assoluzione

in chiavi strambe

oggi riposo

sull’anima e il destino

non s’avventano i falchi

e le colombe stinte

da cieli non capiti

ingorghi di vocazioni

senza Om e senza lucchetti

senza ruggini e tempi morti

casto il film dell’ultima carezza

due brindisi veloci in felice disgrazia

odori non dimenticati

tra passati remoti e futuri prossimi


Sogni d’Europa e di passione

Sogni danzanti

su binari freschi di indifferenza

mancato il cambio si continua dritti

 

locomotiva solitaria

vagone quasi vuoto

passeggeri assenti

 

rimane l’odore del lungo tragitto

delle giornate pesanti e di quelle spensierate

dove la mente si infrangeva in orizzonti e boschi

neve e fuoco

zolfo freddo

 

nei miei occhi, nei suoi occhi

nei loro occhi

 

arrivate di corsa anche le stelle

si siede l’uomo piccolo a contarle

come fossero miglia

impresse nell’eterno


Sprazzi di deserto tra sogni

Astri in collisione

come i seni di Giunone

come il suo pianto lontano

oceani, mari e terre

deserto e poi pioggia

Rodi lontana

Cipro vicino

ansimanti vele simili a tende

il blu e il verde si fondono in occhi

divini ed accesi

devianti mai furono i sentieri

 

solo una strada più lunga

per l’umile meta.


Don’t forget me

Come mormorii di calzini sporchi

finiti i tempi si alzò l’onda

silenziosa irta amica

arrivata da terre vicine

cibami di scuse

non ho grazia e non ho fame

senza arte nè parte

acceso dalla scintilla di venere

mi spensi nel segno di giunone

 

pranzo senza amaro

cena senza dessert

 

strade vuote senza cani

rabbiosi li mandammo in esilio

ponti cadenti in gole desolate

mi tuffo e prendo aria

 

è solo tempo di nuotare

contro corrente


8 e mezzo

Otto e mezzo

cade la lancetta come un tonfo silenzioso

onirici desideri centrano la sua pelle

prendo spazio per vederla meglio

binocolo ben pulito guardo isola

sei dolce come sabbia e come rabbia

nel non abbracciarti e non capirti

senza corse, senza sapersi cercare

 

otto e mezzo

sede l’assetato

tinto di rosa e serenity conosce

l’alba dei tempi vestita a festa

sei sposa di ogni sogno

e celeste foto

 

immagine ferma,

sorride,

immagine mossa

metto a fuoco

e lei corre

 

tra prati verdi d’estate

e primavere attese.


jhjjj

Regalami una dimensione

che io non sappia definire

che non debba perire

su tragiche onde di arie in tempesta

 

tramonto

sei rosso e verde e senza senso,

senza tetto e senza attese

capeggi l’alba, sogni ribelli

orgie gemellate da e-cittadinanze

globali senza amore e senza fissa

 

dimora

 

rete fitta, pesce assente

volevo parlare dei suoi capelli

ma non ho trovato il titolo.


Quando mi rividero gli alberi di Claudio Damiani

Quando mi rividero gli alberi piansero.
Non dovete piangere, dissi loro,
possiamo essere indifferenti, continuare a esistere
senza pensare a niente,
posso essere accanto a voi, e guardarvi esistere
senza pensare a quello che è morto.
Posso stare fermo, sotto le vostre fronde
completamente immobile.
Posso guardarvi nella vostra bellezza di visi quieti,
come quando guardo Domitilla, quando la prendo in braccio
e sento la sua guancia tenera accanto alla mia,
sento la sua bellezza intera adiacente a me
di bambina già grande, di ragazza,
di donna anziana, di anima perfettamente intera
che non muore più


Atipica suoneria anni 2000

Particolare

come l’onda che segue uguale

onda che si ripete

e non si infrange

 

salta

come dita nei capelli che sfiorano

sabbie e deserti sconfinati

aridi come cuori

 

senza picche e senza quadri

senza cornici né tele

persi i colori nel Bosforo

rimai al suono dei sordi

levigando le sbarre di una prigione

di marzapane e spine

 

dorate finestre intravedevo

mentre un burrone

mi ruzzolava dentro

 

 


Labbra socchiuse

Sigillate promesse

le labbra si schiudono

sentiero notturno

non vedo e non sono ceco

è tramonto ed alba

speranza ed illusione

bandiere strappate dalla tempesta

chiamano la direzione e il vento

padrone delle mie parole travolge

la schiuma che si alza nel largo desiderio

furente e furenti furetti corrono

nelle onde di questo mare


Tempi moderni

Tempi moderni

tra silenzi rombanti

e rumori di edere,

soli stanchi in pallidi giorni

lune svogliate,incapaci

mi fanno sognare

 

tempi moderni e di pace

tra illusioni dritte come righe di coca

come narcisi impollinati

scellerati deliri di onnipotenza accecata

 

come la Fortuna, la Giustizia

e le altre dee misericordiose

mandate al patibolo grazioso

tra mediatici scontri di insonnolite folle

e letargici umori di lobby e puttane


Bird People

Bird people
tra viali fioriti di gente stanca
con ali spezzate e zanne fameliche
di mutui ed interessi
corrotte le stagioni
non rimase risparmio senza infedeltà
nè musica nè orchestre
nè juke box scintillanti

bird people
per essere umani e migranti
sedentari solo nei cieli e nelle galassie
di Venere e Giunone
visti i suoi occhi raccolgo parole
coraggio, forma, vigore

e qualche briciola del noi


Aurorale di Annalisa Ballerini

E’ l’ora in cui nell’occhio

più a fondo scava l’abisso,

oltre il nero, fin dove ogni enunciato

si consuma nel rosso acceso.

Il corpo nuovo è senza pelle.

Nasce dalla rugiada o dalle lacrime.

(Dall’enciclopedia di poesia contemporanea vol. 5 del 2015, Fondazione Mario Luzi)


Hans C. Andersen

Muovi la mano

oggi il capo si posa sul mondo

flauto solitario

germogli di rose,

ed è Maggio

vesti bianche tinte di nero

sapore del tuo viso

assaggio

memoria

ed arretra

il respiro che fugge al tempo

promesso sposo lo persero nella corrente

piovono rane e locuste

rumori di battaglia,

ti guardo

e sospiro all’eterno


Impostazioni e contatti: povera spiaggia

Cascate

come silenzi d’Agosto

sponde avverse si sfidano

suoni di violino e scimitarre

senza cori e senza stadi

soli

come se il pubblico fosse uscito

pausa sigaretta

matita spuntata

prendo appunti

chiare

parole come macigni di nuvole

e sogni annacquati d’incenso

frugano nelle vene cercando

l’immenso e l’avvenire

la ricchezza e povertà

l’onda e il suo ritorno


Silenzio degli innocenti

Bosco buio

spengo la luce e ti vengo a cercare

sbiadita la carta, non rimane che penna

e l’eternità come inchiostro

senza tempo e senza rimpianti

sazia

si siede quest’epoca

chiusa in alba, si accese al tramonto

luce che tornava a sedere

occhi come altalene

richiamo del mattino

speranza sonnambula

piove

e non ho ombrelli

nè tetto

nè senso

solo una strada

e la sua pietà


Wimm

Cori

come se questo stadio fosse

pieno delle voci dell’eternità

striscioni scadenti

avvisi tossici

conto le bucce a terra

seguendo i suoi passi

senza alzare la voce

scaldo

passati che bruciano come presenti

futuri truffati da condizionali

retromarcia musicale

torno bimbo e le prendo la mano

chiudo gli occhi e vedo sogno

li apro e assaporo la mattina

dalle mura bianche e dal retrogusto di sigarette

spente

carne viva, non bruci più di lei, né dell’anima

che vocia in una tempesta imperfetta


Incomunicabile di Giulia Capannolo

La parola che pensi

sei.

Incomunicabile tumore dell’anima,

signore onnipotente,

ti vorrei perdonare

ma conosco la pesca d’estate

e ho visto le case cadere,

conosco l’amore bianco

e la fine del romanzo,

la fretta smaniosa del tempo.

La parola ho donato

a ciò che sono,

sono un soldato

ogni giorno.

(Dall’antologia di poesia contemporanea Vol. 5 della Fondazione Mario Luzi)


Il Pierot

Cadete stelle

oggi odio

orizzonte

sei secco come queste notti

fruscio di motori, esalazioni nere

asma sentimentale

respira

l’anima riempendosi

di dita affusolate

annodate a queste arterie

scorre,

vita,

in occhi profondi e tristi

felici, brillanti, onesti

stringo

il pugno a rompere l’aria

senza mosche schiaccio sogni

rimangono a tavola come resti

briciole

tornate su questa dita

sarete il magro pasto

dell’orco scellerato

affamato della sua pelle

tornano le forze come in Carnevale

lascio la maschera del Pierot

e sono nudo


Agape di Annalisa Ballarini

Un altro giorno si spegne irredento

su questa tavola di formica senza sudario.

Era buono il pane, a sera, consacrato

dalle mani di mia madre, quando le tortore

attendevano pazienti sulla ringhiera

un frammento d’eucarestia, pregando Dio

che il buio non giungesse troppo freddo.

(Dall’antologia di poesia contemporanea Vol. 5 della Fondazione Mario Luzi)


Tarocchi e Streghe by PrincessEsmy

UNA COSA ACCADE SOLTANTO SE CI CREDI DAVVERO, ED E' CREDERCI CHE LA FA ACCADERE (F.L Wright)

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Viola, 23 anni, studentessa, incosciente, innocente. Bovarista deleteria. Racconto di me, chi sono, cosa penso, sbaglio e rattoppo!

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NonSoloProust

Il blog di Gabriella Alù

Livelines

«Sono una figura di un romanzo ancora da scrivere, che passa aerea e sfaldata senza aver avuto una realtà, fra i sogni di chi non ha saputo completarmi». [Pessoa]

Spunti da asporto

(ho visto bulbi che piangevano rugiada bicolore)

17lastella

Perché la gente ha rinunciato a sperare. E dimentica i propri sogni. Così il Nulla dilaga

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Una foto è per sempre

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