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Vila Marica

Di Parigi e d’altre scuole

d’Oriente e d’incanti

del confine nemico amico

canto con vergogna e striscio

 

oltre il muro

oltre il sasso

oltre la montagna che si fece valanga

oltre le notti passate ad ammirare la terra

 

oltre

o altrove


Sofisticata in decadenza minore

Di tempi incerti e di serenate

di note sporche e di fate

di allucinazioni e di sogni

di tramonti scritti su pieghe

di scivolate e tonfi

del successo e delle sue pene

dell’altezza e delle vertigini

dei serpenti e dei violenti

delle notti calde e degli sguardi accesi

 

battito di silenzio

 

rumorosamente penso

e ti penso

 


A proposito di Freud

Nebule e soli

su spiagge suadenti

immaginando granelli

di fantastiche mareggiate

 

attese onde e cascate

miseri versi in nottate affogate

di stelle e di fate

universi e buchi neri

 

mangio paradiso con salsa d’inferno

scrivo alla mio ombra senza appuntamento

 

incerti ci separammo chiamandoci destini

brillanti nella solita luce sbagliata


No way back

A Jurmala e alle sue spiaggie bianche

di venti e segreti

di pini e di sete

bevuto il mar chiuso rimase arsura

 

e freddo

e lento passare

in passaggi passati

 

riverisco

 

non ho uniforme nè medaglie

solo faglie

 

di rabbia e  perdono

in cieli caduti

su mari ghiacciati

 


Primo giorno di Maggio

Satelliti e spazi

lasciati vuoti da memorie di onde

e colli e mari e cime

assolute

 

Giovi assenti

in costellazioni mistiche

oggi si cambia e domani pure

per fissare l’inflessibile

 

voglie contrarie

confuse, appagate

diari scritti con il futuro

progetti sul passato

 

ho arato il mare

odiando l’alta quota

ho adorato gli abissi

per riposare

 

poi giusto il vento

qualche tempesta

ed è ancora mattina

 

 

 


Storta lungo un cammino

Risorse

come acqua addormentata

cielo di mezzo

pianura sconfinata

 

mi riportavano i binari in stazione

carrozza di Maggio

eri passata e non ti riconoscevo

 

era freddo

ero lento

era la fine dell’inizio

e l’inizio della fine

non era mai cominciata

l’arsura

 

arsura di vita

fame dei cieli

sete di sentimenti

 

appoggiavo la testa per non pensare

in altri spazi senza permessi

abbattevo reti per sfondare confini

non conoscevo limiti

né l’odore dei templi

 

mi rapì il mare nel segno dei Gemelli

ed in cambio, semplicemente l’amai


Suoni d’eco in galleria del vento

Ombra di giganti

su strade affollate

principi e principesse

formiche e formichieri

dormono assenti

 

rugiada della notte

nascente come luna

miraggio

scoglio infranto come i volti dei giovani del Rodi

 

insani riverberi

passioni ardenti

sfioro il suo nome

e ci penso

 

ultimi sospiri

come venti incontrollati

costretti a ripetersi all’infinito


Loto Egizio

Loto egizio

tra correnti e declini

tra abissi e vivi

 

ordini di gioia

rapite l’azzurro ed avvolgete il suo capo

mirato, duemila ottocento notti

milioni di parole e solo un sentimento

 

lento, scivolò via senza mai perdere la rotta

almeno questo,

tra pantani e paludi

correnti forti ed alligatori affamati

 

ho benedetto l’occhio che la guarda

ho benedetto il cielo che la sorreggeva

ed infine,

non ho saputo scrivere la parola

fine


Man of the hours

Cade il silenzio come un sipario

la prima scena è il tuo capo

mille teste addormentate

e tu lì, come un fiore,

raggiante nei tuoi anni

infelici passeggeri acerbi

confondono la scena

urla, sorrisi, carezze

e qualche parola,

 

l’immagine del lago che ti racconta

quella del mare che ci copre come veste

le onde che ansimano il

piacere ed illusione

di perderci e di ritrovaci

ancora e ancora

finché la marea ti porta via

e l’Estate, capricciosa

sfiorisce con noi.


Tra stasi e stati

Brilla in questa notte

non c’è galassia che non t’ammiri

stella,

sei così luminosa che quasi perdo

 

rotte planetarie come fossero parole

che ciarlano e ciarlano e implodono

frammenti di sogni e spasmi nel raccontarti

 

richiudo

l’universo in una conchiglia per udire segnale

banale, mi sciolgo nel tepore di occhi

labbra, racconti ed orizzonti

 

non c’è voce che non ti richiami

né frammenti che mi ricompongano


Ending course

Giocami

in questa partita o in un’altra vita

suoni d’antenne metalliche

d’avori e d’altri delitti

costipati peccati

giacciono mesti nell’altra stanza

 

ore di danza,

di ventre, di ossa ed altre pozioni

senza rumori o altri flauti assenti

mano che sfiora il mattino cancellando ieri

 

mano invisibile che fa ombra al suo viso

mano invidiata ed invidiosa

si stende alta in cerca di respiro

si ricorda della vittima e del carnefice

chiave di rabbia in passaggi illusori

 

si schiude il pugno

senza lasciare segni

senza lasciar dolore


Scena chiusa in chiavi assenti

Tromba di Odino

portami in porto

perso il vento trovai deriva

dolce docile deriva

 

correnti calde

correnti fredde

sapore di sale

tra colli in fiore

e cieli nitidi

 

scomparse le nuvole

passa l’acquazzone

rione di cielo inesplorato

torno ragazzo

trattenute disoneste

senza tasse e pizzi

pago a quota

partecipo al gioco

trattengo il respiro

e mi tuffo

 

canali di parole

in ululati interroti


Atti fatalistici in posti impropri

Innocenza dei miti

svanisci come Pinocchio nell’oceano

lampade stanche riposano gli occhi

anche il faro ha smesso di ululare

eppur sento

muoversi il secondo che infrange il minuto

ritmo e passione

ordine indisciplinato

azzero il pallottoliere voluto a nozze

tra bilancini tarati mali e piaceri dissoluti

cammino senza memoria su una spiaggia

 

ricordo la direzione e non la partenza

ricordo di avere ricordi e mi sento ancora

felicemente e miseramente uomo


Istantanea capovolta

Ad Atena e alle stelle

ai vulcani e ai fuochi

alle scintille e ai deserti

ai Tartari strafottenti e ai loro cannoni

siano fusi i mondi e i pianeti

colate di carbonio su anelli e satelliti esiliati

domani sarà trionfo nel silenzio

lento scrivere e descrivere

anni vivi come inchiostro

come fogli volanti

finestra aperta

in meraviglioso orizzonte


Endless

Endless

come onde infrante di sogni

svegliarsi ed ammirare

 

alba confusa

ricordo primo annullato

annullato, annullato, annullato

 

ripiego sui sospiri

stringo il respiro ed altrove

non vado

 

restando mite

faro su roccia

abisso senza fondo

 

non ho paura di perdermi

ma di ritrovarmi


W. W.

Assoluzione

in chiavi strambe

oggi riposo

sull’anima e il destino

non s’avventano i falchi

e le colombe stinte

da cieli non capiti

ingorghi di vocazioni

senza Om e senza lucchetti

senza ruggini e tempi morti

casto il film dell’ultima carezza

due brindisi veloci in felice disgrazia

odori non dimenticati

tra passati remoti e futuri prossimi


Sogni d’Europa e di passione

Sogni danzanti

su binari freschi di indifferenza

mancato il cambio si continua dritti

 

locomotiva solitaria

vagone quasi vuoto

passeggeri assenti

 

rimane l’odore del lungo tragitto

delle giornate pesanti e di quelle spensierate

dove la mente si infrangeva in orizzonti e boschi

neve e fuoco

zolfo freddo

 

nei miei occhi, nei suoi occhi

nei loro occhi

 

arrivate di corsa anche le stelle

si siede l’uomo piccolo a contarle

come fossero miglia

impresse nell’eterno


Sprazzi di deserto tra sogni

Astri in collisione

come i seni di Giunone

come il suo pianto lontano

oceani, mari e terre

deserto e poi pioggia

Rodi lontana

Cipro vicino

ansimanti vele simili a tende

il blu e il verde si fondono in occhi

divini ed accesi

devianti mai furono i sentieri

 

solo una strada più lunga

per l’umile meta.


Don’t forget me

Come mormorii di calzini sporchi

finiti i tempi si alzò l’onda

silenziosa irta amica

arrivata da terre vicine

cibami di scuse

non ho grazia e non ho fame

senza arte nè parte

acceso dalla scintilla di venere

mi spensi nel segno di giunone

 

pranzo senza amaro

cena senza dessert

 

strade vuote senza cani

rabbiosi li mandammo in esilio

ponti cadenti in gole desolate

mi tuffo e prendo aria

 

è solo tempo di nuotare

contro corrente


8 e mezzo

Otto e mezzo

cade la lancetta come un tonfo silenzioso

onirici desideri centrano la sua pelle

prendo spazio per vederla meglio

binocolo ben pulito guardo isola

sei dolce come sabbia e come rabbia

nel non abbracciarti e non capirti

senza corse, senza sapersi cercare

 

otto e mezzo

sede l’assetato

tinto di rosa e serenity conosce

l’alba dei tempi vestita a festa

sei sposa di ogni sogno

e celeste foto

 

immagine ferma,

sorride,

immagine mossa

metto a fuoco

e lei corre

 

tra prati verdi d’estate

e primavere attese.


jhjjj

Regalami una dimensione

che io non sappia definire

che non debba perire

su tragiche onde di arie in tempesta

 

tramonto

sei rosso e verde e senza senso,

senza tetto e senza attese

capeggi l’alba, sogni ribelli

orgie gemellate da e-cittadinanze

globali senza amore e senza fissa

 

dimora

 

rete fitta, pesce assente

volevo parlare dei suoi capelli

ma non ho trovato il titolo.


Quando mi rividero gli alberi di Claudio Damiani

Quando mi rividero gli alberi piansero.
Non dovete piangere, dissi loro,
possiamo essere indifferenti, continuare a esistere
senza pensare a niente,
posso essere accanto a voi, e guardarvi esistere
senza pensare a quello che è morto.
Posso stare fermo, sotto le vostre fronde
completamente immobile.
Posso guardarvi nella vostra bellezza di visi quieti,
come quando guardo Domitilla, quando la prendo in braccio
e sento la sua guancia tenera accanto alla mia,
sento la sua bellezza intera adiacente a me
di bambina già grande, di ragazza,
di donna anziana, di anima perfettamente intera
che non muore più


Atipica suoneria anni 2000

Particolare

come l’onda che segue uguale

onda che si ripete

e non si infrange

 

salta

come dita nei capelli che sfiorano

sabbie e deserti sconfinati

aridi come cuori

 

senza picche e senza quadri

senza cornici né tele

persi i colori nel Bosforo

rimai al suono dei sordi

levigando le sbarre di una prigione

di marzapane e spine

 

dorate finestre intravedevo

mentre un burrone

mi ruzzolava dentro

 

 


Labbra socchiuse

Sigillate promesse

le labbra si schiudono

sentiero notturno

non vedo e non sono ceco

è tramonto ed alba

speranza ed illusione

bandiere strappate dalla tempesta

chiamano la direzione e il vento

padrone delle mie parole travolge

la schiuma che si alza nel largo desiderio

furente e furenti furetti corrono

nelle onde di questo mare


Tempi moderni

Tempi moderni

tra silenzi rombanti

e rumori di edere,

soli stanchi in pallidi giorni

lune svogliate,incapaci

mi fanno sognare

 

tempi moderni e di pace

tra illusioni dritte come righe di coca

come narcisi impollinati

scellerati deliri di onnipotenza accecata

 

come la Fortuna, la Giustizia

e le altre dee misericordiose

mandate al patibolo grazioso

tra mediatici scontri di insonnolite folle

e letargici umori di lobby e puttane


Bird People

Bird people
tra viali fioriti di gente stanca
con ali spezzate e zanne fameliche
di mutui ed interessi
corrotte le stagioni
non rimase risparmio senza infedeltà
nè musica nè orchestre
nè juke box scintillanti

bird people
per essere umani e migranti
sedentari solo nei cieli e nelle galassie
di Venere e Giunone
visti i suoi occhi raccolgo parole
coraggio, forma, vigore

e qualche briciola del noi


Aurorale di Annalisa Ballerini

E’ l’ora in cui nell’occhio

più a fondo scava l’abisso,

oltre il nero, fin dove ogni enunciato

si consuma nel rosso acceso.

Il corpo nuovo è senza pelle.

Nasce dalla rugiada o dalle lacrime.

(Dall’enciclopedia di poesia contemporanea vol. 5 del 2015, Fondazione Mario Luzi)


Hans C. Andersen

Muovi la mano

oggi il capo si posa sul mondo

flauto solitario

germogli di rose,

ed è Maggio

vesti bianche tinte di nero

sapore del tuo viso

assaggio

memoria

ed arretra

il respiro che fugge al tempo

promesso sposo lo persero nella corrente

piovono rane e locuste

rumori di battaglia,

ti guardo

e sospiro all’eterno


Impostazioni e contatti: povera spiaggia

Cascate

come silenzi d’Agosto

sponde avverse si sfidano

suoni di violino e scimitarre

senza cori e senza stadi

soli

come se il pubblico fosse uscito

pausa sigaretta

matita spuntata

prendo appunti

chiare

parole come macigni di nuvole

e sogni annacquati d’incenso

frugano nelle vene cercando

l’immenso e l’avvenire

la ricchezza e povertà

l’onda e il suo ritorno


Silenzio degli innocenti

Bosco buio

spengo la luce e ti vengo a cercare

sbiadita la carta, non rimane che penna

e l’eternità come inchiostro

senza tempo e senza rimpianti

sazia

si siede quest’epoca

chiusa in alba, si accese al tramonto

luce che tornava a sedere

occhi come altalene

richiamo del mattino

speranza sonnambula

piove

e non ho ombrelli

nè tetto

nè senso

solo una strada

e la sua pietà


Wimm

Cori

come se questo stadio fosse

pieno delle voci dell’eternità

striscioni scadenti

avvisi tossici

conto le bucce a terra

seguendo i suoi passi

senza alzare la voce

scaldo

passati che bruciano come presenti

futuri truffati da condizionali

retromarcia musicale

torno bimbo e le prendo la mano

chiudo gli occhi e vedo sogno

li apro e assaporo la mattina

dalle mura bianche e dal retrogusto di sigarette

spente

carne viva, non bruci più di lei, né dell’anima

che vocia in una tempesta imperfetta


Incomunicabile di Giulia Capannolo

La parola che pensi

sei.

Incomunicabile tumore dell’anima,

signore onnipotente,

ti vorrei perdonare

ma conosco la pesca d’estate

e ho visto le case cadere,

conosco l’amore bianco

e la fine del romanzo,

la fretta smaniosa del tempo.

La parola ho donato

a ciò che sono,

sono un soldato

ogni giorno.

(Dall’antologia di poesia contemporanea Vol. 5 della Fondazione Mario Luzi)


Il Pierot

Cadete stelle

oggi odio

orizzonte

sei secco come queste notti

fruscio di motori, esalazioni nere

asma sentimentale

respira

l’anima riempendosi

di dita affusolate

annodate a queste arterie

scorre,

vita,

in occhi profondi e tristi

felici, brillanti, onesti

stringo

il pugno a rompere l’aria

senza mosche schiaccio sogni

rimangono a tavola come resti

briciole

tornate su questa dita

sarete il magro pasto

dell’orco scellerato

affamato della sua pelle

tornano le forze come in Carnevale

lascio la maschera del Pierot

e sono nudo


Agape di Annalisa Ballarini

Un altro giorno si spegne irredento

su questa tavola di formica senza sudario.

Era buono il pane, a sera, consacrato

dalle mani di mia madre, quando le tortore

attendevano pazienti sulla ringhiera

un frammento d’eucarestia, pregando Dio

che il buio non giungesse troppo freddo.

(Dall’antologia di poesia contemporanea Vol. 5 della Fondazione Mario Luzi)


Le ore degli uomini di Luca Ammirati

Vagan alieni li pensieri, per chi tradisce noja,

e il petto gonfia l’entusiasmo, appassionato, veemente

come il gusto vivido di taluni baci che

rimangon prigionieri ne la bocca, fervente

quale gioia galante de la giovinezza insolente.

V’è un’età per ogni cosa, una stagione, senza dubbio adombrante;

purtuttavia è divino rinsavir di quando in quando

l’alticcio sapore del capriccio ballerino, né riguardo

né ritegno, mai sopito amante che con psiche

ricerca, rimembra, vane fantasie d’intrigo.

Ma distante è il fiato di Primavera, svanito

il tepore in su la pietra mite; ché di già il ramo

sfiorisce, perché è trascorso un anno,

e cadono esangui le ore degli uomini.

(Dall’antologia di poesia contemporanea Vol. 5 della Fondazione Mario Luzi)


Tra Natali e Pasque

Ancestrali urla

richiamano natura, esigono passione

ripudiano pudore

raccontami di lei domanda sinistro

il destino col ghigno

non c’è ghiaccio, la neve è spenta

sole, miraggio di un oasi

ho sete, mi chino

e bevo sabbia

lacrime non vi sento, non bussate

il vento chiama, ed io rispondo

ancora alla voce sorda

del suo lamento


Giunto di Vincenzo Arrighini

Giunto ai pilastri

dell’essere emerito e al mondo,

torco schiacciato

dal peso di lastre d’umano inumano,

spese d’un marmo

eretto da caste crudeli

con mari di sangue innocente e fatica,

chiedovi dunque di darmi pietosi un aiuto:

Posso posare leggero

il mio passo capace ed indegno

entro le soglie gloriose

del vostro maniero di debito e pena ?

Gli ostacoli ardui e malevoli vinsero forti

e posemi innanzi allo dare i miei fragili sogni

alla morsa dei vostri famelici cani potenti.

(Dal vol. 5 di Enciclopedia di poesia contemporanea della fondazione Mario Luzi)


Ken Parker

Ti lascerai entrare

silenziosa in questo mare

ti guarderei presente

nel giorno dello splendore

si accedono le stelle

e la notte

in parole protette

da biblici desideri

e naturali peccati

senza odio e senza tenerezza

scade la clessidra

di questo tempo


Pastorale dimenticata

Come angeli dispersi

cadi cielo se non sei onda

che rincorri

e persegui

e cerchi

sogni allegri

ricordassi le onde la chiamerei con il suo nome

scritto in un vestito bianco all’ombra della sposa

sento la stessa freschezza dei santi

su quel patibolo chiamata speranza


Rare gocce dal cielo non fanno pioggia

Terminata la stagione si alza la brezza

tra caldi campi aridi, seminati a speranze

arriva la tempesta senza lampi

ne tuoni,

rumoreggia solo il silenzio

l’ascesa della regine e quella degli dei

pagani come le sue trecce

eterni nella pietra tu lo sei nelle mie parole

nelle righe che chiedono inchiostro,

inchiostro, inchiostro, inchiostro

come una preghiera

raccontata da una vecchia nella notte più buia

mi sono perso aiutami

mi sono perso, abbandonami,

mi sono perso, non cercarmi,

mi sono perso, rumore

e solo la sua musica

a rompere i suoi sospiri


Odore mediterraneo al fronte

Prato giallo, sapore di papaveri

chiamo il tuo nome

in questa testa vanitosa

tenero assaggio di Maggio

come fossero pesche

come fossero le tue labbra

le tue parole, la voce

rotta

riprendo aria in questa corsa

non conosco la tua distanza

nè la rotta

si alzano albe senza tramonti

notti in bianco

orizzonti disegnati

nella tua orma

di un caldo pomeriggio

ancora aria

ancora aria


Margine sinistro

China

arrivi satura a piedi scalzi

prato abbandonato ci appartenevi

stretti i palmi non c’era paura

ododre di pioggia abbraccia il mare

calendario scaduto

ritorna al primo giorno del millennio

di una storia raccontata al vento

si sparsero le ceneri per celebrare

terra e cielo

nascosero il pianto

di una stella soffocata dall’universo


Mite stagione

Siamo stati estratti

a sorte

acclamati da questo teatro era

pubblicità senza senso

le nostre direzioni

ambigue

traverse del destino

perdona la luce del lampione

alba, sei risorta anche ieri

accesi spiragli ti ricordano

spente le candele

rimaniamo in ascolto


Sarajevo: il libro dell’assedio parte VI – Abdulah Sidran

Abdulah Sidran, assieme a Marco Vesovic che presenterò nel prossimo articolo, è stata una sorpresa molto gradita nella lettura del volume.

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C’eravamo già incontrati in Ti ricordi di Dolly Bell? e Papà èin viaggio d’affari, i due capolavori cinematografici di Kusturica, di cui Siran ne è stato lo sceneggiatore.

papàèinviaggio index

Se Sarajlic può essere considerato il poeta jugoslavo, Abdullah Sidran è considerato il poeta di Sarajevo.

La sua poesia è passione, furia, sentimenti che si infrangono in una ironica tragedia:

…:bestia rara ! Non sbaglia

il tiro lui, dal momento che, sotto di lui, ci sono tutte mete ideali

– l’ospedale, il bambino, il forno, la latteria, quel che è

immobile e ciò che si muove, che vola, che giace;

nell’aria, sotto terra, sulla terra – sono tutti

obiettivi perfetti – basta vedere come la nostra Sarajevo è posata bene !

Sono passati trecentoventisette giorni

da quando viviamo sotto l’assedio, contando i morti, di giorno e di notte,

contando i morti. La memoria è stata spazzata via, la ragionesi è perduta,

contando i morti.”

(Da “Lo stitamento della ragione” di Abdulah Sidran)

Ma sopratutto nei suoi versi c’è Sarajevo, quella che è stata e quella che sarà:

I popoli li ha fatti diversi, sussurrando alle loro orecchie:

adesso conoscetevi fra di voi

(Da “perchè affonda Venezia” di Abdulah Sidran)

Ho visto una ragazzina

sul pianeta Sarajevo

nel parco che non c’è,

raccoglie i fiori – che non ci sono

La morte è un solido falciatore, è inutile

la lacrima della ragazza, è vana

ogni preghiera per la pace!

Nell’universo

– che si chiama Bosnia – c’è una ragazzina,

con la mano che non ha, raccoglie i fiori che non ci sono.”

(Da “Pianeta Sarajevo” di Abdulah Siran)

Pianeta Sarajevo dovrebbe essere studiata a scuola, alle elementari, alla base della ricerca di conoscenza come Auschwitz, Belzec, Chernobill e tutte quelle tragedie che non dovrebbero più accadere.

Come l’assedio di Sarajevo.

In un intervista presente nel volume si scopre l’uomo e l’intellettuale che guarda con seria e paziente attesa al mondo, traendo le adeguate conclusioni:

“Noi siamo rimasti schiavi dei nostri antenati. Sulla mia pelle ho sentito il colpo del flagello del loro destino. Forse è la conoscenza più importante che ho acquisito nella mia vita”.

Nel prossimo articolo: Sarajevo: il libro dell’assedio parte VII – Marco Vesovic

Articoli precedenti qui:

Parte I: http://urly.it/2wwz

Parte II: http://urly.it/2wx0

Parte III: http://urly.it/2x4z

Parte IV: http://urly.it/2xiy

Parte V: http://urly.it/2xzm


Sunrise: a song of two humans

Sorridi

nel genuino sonno cadi

stanotte che anche le stelle c’hanno lasciato

rapiscimi fiera in qualche sogno

che vi siano spazi

per immaginare

ostacoli

per raccontare la marcia con entusiasmo

ci siamo persi in rotta con il cielo

era buio, era notte, erano vuote

note di assenso

siglato il destino rapisco la tua anima

condanno la mia a lavori forzati

in prigioni silenziosamente vuote

come il rumore della pietra che cade

in questo lago triste d’Autunno

fosse Primavera ti canterei come una fanciulla

fosse Estate saresti qui


Tempo mutevole sull’altra sponda

Che cosa c’è dietro questa immagine

dietro questo sogno accennato a vita

tra flash scomposti in scalinate pulite

dai tuoi umori, e gerani rossi

sboccia il silenzio sulle tue labbra

ladra stagione riportami i fiori

le rose e i limoni

erano sparsi nell’odore di tempesta

andata senza danni

come una barca alla deriva con il profugo vivo

scelse un’isola per dominare le sue passioni

la sabbia per scrivere la rotta

le onde a cancellarla

la videro guardare il mare

e il mare ricambiava


L’elefante e la farfalla

Or la tua melodia

tutta la valle come un bel pensiere

di pace crea, le due canne leggiere

e torno vivo

Continua a leggere


Apocalipsi

Giungi senza promesse e senza affanno

se fossi mattina avresti i suoi occhi

se fossi tramonto la sua ombra

racconta la solita cicala il sentimento

di stagioni passate ad aspettare il grano

marcio, atteso il raccolto non rimane che fatica

indignata commozione

incapaci di leggere il cielo, io guardo in basso

cercando tracce mi ritrovo ancora lì

piazza nuda senza bandiere e sangue

rapiti i sogni li chiusi in una voliera in un giardino

abbandonato da Primavera ed Estate

si schiusero i boccioli in quella neve

sterili caddero a terra senza sapore di lacrime

chiusi nella mia mano esalarono l’ultimo respiro

e fingendosi santi ascesero in quel dannato

purgatorio


Naturale pensiero delle sei

E penso a te

in questo peccato paradisiaco

infrangere le regole e svegliarti una mattina

senza sole resteremo in uno spazio protetto

sereno batterà il silenzio sui nostri cuori

lagati al suono di una chitarra accordata male

storta era arrivata una freccia color sangue

la sentisti vibrare e non la vedesti dormire

nel cuore martoriato da bisturi e veleni

passati vortici li chiamavano titani, ma per me erano

topi ed io un gatto famelico ed affamato

di qualcosa deliziosamente abbondante

chiamato vita


Non era sole

Tra questi due punti ci ritroveremo

iniziati nella fine non c’era tempo

non c’era stagione

c’era una voce che mi chiamava

la stessa che mi sgridava

e gridava addosso come fosse una tromba

suonata la sveglia rimasi assopito, c’era tempo

colore di viola si mischia al sole

azzurro cercavo cercandoti in gialli

girasoli morti un giorno cercando il sole

arancione era la sua anima

ma anche lei non era il sole

non era il raggio

non era sole

non era te


Tarocchi e Streghe by PrincessEsmy

UNA COSA ACCADE SOLTANTO SE CI CREDI DAVVERO, ED E' CREDERCI CHE LA FA ACCADERE (F.L Wright)

Monster

"Life imitates ART."

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Sirena Guerriglia

Se Tutto è Improbabile, Nulla è Impossibile.

DESERTIFICATION

about drought, desertification and poverty in the drylands

IL MOTIVATORE

Pensieri, sensazioni, azioni.

Tommaso Aramaico

Lì dove è pieno di nomi propri, c'è un nome che di nessuno è proprio. Chi l'ha scelto? Chi lo subisce? E perché? Meschino.

Soffio di respiri

Viola, 23 anni, studentessa, incosciente, innocente. Bovarista deleteria. Racconto di me, chi sono, cosa penso, sbaglio e rattoppo!

kompletna diskografija

Kvalitetan izvor informacija za ljubitelje muzike

NonSoloProust

Il blog di Gabriella Alù

Livelines

«Sono una figura di un romanzo ancora da scrivere, che passa aerea e sfaldata senza aver avuto una realtà, fra i sogni di chi non ha saputo completarmi». [Pessoa]

Spunti da asporto

(ho visto nani che grattavano le spalle dei giganti)

17lastella

Perché la gente ha rinunciato a sperare. E dimentica i propri sogni. Così il Nulla dilaga

worldphoto12

Una foto è per sempre

poesia&cultura

La bellezza di qualsiasi tipo, nel suo sviluppo supremo, eccita sempre l’anima sensibile fino alle lacrime. (Edgar Allan Poe)

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