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Efelidi

Che sia commedia o tragedia

non importa,
ma sia spettacolo
e grandezza
e divenire in volo

come anime e gabbiani

buchi neri
ed universi lontani

come raggi di un altro pianeta

risuonano alieni pensieri

prato fiorito sulla sua pelle

cerchiamo Primavera fra i venti

 

come morsi di nuvole

come assaggi di paradiso


Linea morbida

Scrivi molesta

un’altro raggio nel cielo

oggi la tua firma

sa d’incanto

e di miraggio

tremando le stelle

attendono i tuoi occhi

desideri di satelliti

in universi paralleli

vicini come galassie

lontani giusto un granello

di sabbia

e mezzo

sospiro

inspirando i tuoi capelli

ed ogni emozione

che li circonda


Parola d’allievo

Vorrei essere maestro

di sogni e di rintocchi

di giostre e caroselli

dei venti e degli oceani

 

vorrei essere maestro

di mura di cristallo

di castelli senza reami

di ombre senza sole

 

vorrei essere maestro

di fatti e di parole

di magie e di sospiri

di lune e di maree

 

vorrei essere me stesso


Mattine

Rumoreggia aurora

in silenzi d’incanto

tra rugiada sonnolenta

e raggi inviperiti,

s’alza il giorno

ed anche il tutto tace

pacata la marea

azzittita l’orchestra

sento il commento forte

ruggire di lampioni

tra ombre deliziose

 

strascichi di arte

in ore piccole e accese

 

come fantasia

come melodia

come musica triste

 

virata emozionante

frantuma l’onda fissando l’orizzonte

 

 


Sans papiers

Sogni soavi

in mari calmi

approdo senza fine

implodo tra passato e futuro

e sono qui,

nuovo

lenti valzer in nuotate lente

assenti le note non rimangono che sospiri

echi del vento in direzione miste

non mi perdo, ma nuoto

 

senza fini e senza correnti

cercatore di anime tra nuvole scure

brucio dante ed esalto il Maestro

 

 

Chiudi gli occhi un attimo

sogno di infante tra realtà invocate

gioco con l’azzurro e il padre eterno

 

realtà stonate

tra mondi in differita

 

 

tra i non ami

tra i non desideri

tra il volere e l’essere

perso nel lungo giardino

tracce di ombre

senza soli pallidi

 

combattimento OSTINATO TRA SALICI RIDENTI

 

Scende altra nebbia dalle colline.

 

ma io sono al mare

e sono mare

 

 


No conditions

In balli gitani
Colorati di sandalo
In strade polverose
Elevò la quiete a mito
Altare traballante
Senza ceromonie e senza sacrifici
Odore di muschio
In foreste e sorgenti

In suoni e sonneggi
Walzer e racconti

artigiano di parole
Maestro di nessun arte
e baro per piacere

pongo il talento al servizio
Misterioso mi invoca
cercare

le tue labbra calde
Sulla mia pelle fredda

Tracce di odino in climi tropicali
Insiste l’indigenza di non sentirti vicino

Cerco la cima
Senza perdere l’anima

 


Avventura acquatica in pendenza

Di sirene e  di dei

degli abissi e dei confini

stendo un cerchio e passo avanti

 

invito

entrata in bassa quota

come raggi

mi nutro delle sue parole

 

ombre silenziose,

tornate e dimorate

incoscienza prematura

si tinge di rosso il sangue

e di scintille il cielo

 

passaggio lento chiudendo gli occhi

il suo sorriso, il suo riso

e solo molto più


Ciak

Leggo pagine di stelle

in galassie abbandonate

 

e copio

l’originale incostante

frammenti di frammenti

differenziati  a parte

 

rinasco dal respiro

di una linea separata

 

cantando un nome in ogni conchiglia

di ogni mare e mareggiata

 

sono ancora tempesta

 

sono ancora quiete
osservandoti sussurro meraviglia
sei eco delle correnti
per gli oceani e per i sognatori


Vila Marica

Di Parigi e d’altre scuole

d’Oriente e d’incanti

del confine nemico amico

canto con vergogna e striscio

 

oltre il muro

oltre il sasso

oltre la montagna che si fece valanga

oltre le notti passate ad ammirare la terra

 

oltre

o altrove


A proposito di Freud

Nebule e soli

su spiagge suadenti

immaginando granelli

di fantastiche mareggiate

 

attese onde e cascate

miseri versi in nottate affogate

di stelle e di fate

universi e buchi neri

 

mangio paradiso con salsa d’inferno

scrivo alla mio ombra senza appuntamento

 

incerti ci separammo chiamandoci destini

brillanti nella solita luce sbagliata


No way back

A Jurmala e alle sue spiaggie bianche

di venti e segreti

di pini e di sete

bevuto il mar chiuso rimase arsura

 

e freddo

e lento passare

in passaggi passati

 

riverisco

 

non ho uniforme nè medaglie

solo faglie

 

di rabbia e  perdono

in cieli caduti

su mari ghiacciati

 


Storta lungo un cammino

Risorse

come acqua addormentata

cielo di mezzo

pianura sconfinata

 

mi riportavano i binari in stazione

carrozza di Maggio

eri passata e non ti riconoscevo

 

era freddo

ero lento

era la fine dell’inizio

e l’inizio della fine

non era mai cominciata

l’arsura

 

arsura di vita

fame dei cieli

sete di sentimenti

 

appoggiavo la testa per non pensare

in altri spazi senza permessi

abbattevo reti per sfondare confini

non conoscevo limiti

né l’odore dei templi

 

mi rapì il mare nel segno dei Gemelli

ed in cambio, semplicemente l’amai


Nota positiva su registro spiaggiato

Rumori di tuoni

e già tacciano i cannoni

stasera temporale

ma è solo brezza

e un sospiro inaspettato

di un dio ignorato

 

ammetto

che ricordo il non ricordo

realtà ambigua annaffiata di alcol e pioggia

 

pioggia assordante

pioggia delirante

pioggia dolorante

 

e poi un sole travestito da Luna

e Luna mascherata da tramonti

 

scambi di ruoli come giochi infantili

mi metto una divisa per disertare

 

mi trucco per battere oltre il confine

una sfera chiamato mondo

e un destino devoto all’alto dei cieli

 

ma io non mi svendo

alla felicità


Suoni d’eco in galleria del vento

Ombra di giganti

su strade affollate

principi e principesse

formiche e formichieri

dormono assenti

 

rugiada della notte

nascente come luna

miraggio

scoglio infranto come i volti dei giovani del Rodi

 

insani riverberi

passioni ardenti

sfioro il suo nome

e ci penso

 

ultimi sospiri

come venti incontrollati

costretti a ripetersi all’infinito


Loto Egizio

Loto egizio

tra correnti e declini

tra abissi e vivi

 

ordini di gioia

rapite l’azzurro ed avvolgete il suo capo

mirato, duemila ottocento notti

milioni di parole e solo un sentimento

 

lento, scivolò via senza mai perdere la rotta

almeno questo,

tra pantani e paludi

correnti forti ed alligatori affamati

 

ho benedetto l’occhio che la guarda

ho benedetto il cielo che la sorreggeva

ed infine,

non ho saputo scrivere la parola

fine


Man of the hours

Cade il silenzio come un sipario

la prima scena è il tuo capo

mille teste addormentate

e tu lì, come un fiore,

raggiante nei tuoi anni

infelici passeggeri acerbi

confondono la scena

urla, sorrisi, carezze

e qualche parola,

 

l’immagine del lago che ti racconta

quella del mare che ci copre come veste

le onde che ansimano il

piacere ed illusione

di perderci e di ritrovaci

ancora e ancora

finché la marea ti porta via

e l’Estate, capricciosa

sfiorisce con noi.


Tra stasi e stati

Brilla in questa notte

non c’è galassia che non t’ammiri

stella,

sei così luminosa che quasi perdo

 

rotte planetarie come fossero parole

che ciarlano e ciarlano e implodono

frammenti di sogni e spasmi nel raccontarti

 

richiudo

l’universo in una conchiglia per udire segnale

banale, mi sciolgo nel tepore di occhi

labbra, racconti ed orizzonti

 

non c’è voce che non ti richiami

né frammenti che mi ricompongano


Ending course

Giocami

in questa partita o in un’altra vita

suoni d’antenne metalliche

d’avori e d’altri delitti

costipati peccati

giacciono mesti nell’altra stanza

 

ore di danza,

di ventre, di ossa ed altre pozioni

senza rumori o altri flauti assenti

mano che sfiora il mattino cancellando ieri

 

mano invisibile che fa ombra al suo viso

mano invidiata ed invidiosa

si stende alta in cerca di respiro

si ricorda della vittima e del carnefice

chiave di rabbia in passaggi illusori

 

si schiude il pugno

senza lasciare segni

senza lasciar dolore


Scena chiusa in chiavi assenti

Tromba di Odino

portami in porto

perso il vento trovai deriva

dolce docile deriva

 

correnti calde

correnti fredde

sapore di sale

tra colli in fiore

e cieli nitidi

 

scomparse le nuvole

passa l’acquazzone

rione di cielo inesplorato

torno ragazzo

trattenute disoneste

senza tasse e pizzi

pago a quota

partecipo al gioco

trattengo il respiro

e mi tuffo

 

canali di parole

in ululati interroti


God Bless America di Harold Pinter

Here they go again,

The Yanks in their armoured parade

Chanting their ballads of joy

As they gallop across the big world

Praising America’s God.

The gutters are clogged with the dead

The ones who couldn’t join in

The others refusing to sing

The ones who are losing their voice

The ones who’ve forgotten the tune.

The riders have whips which cut.

Your head rolls onto the sand

Your head is a pool in the dirt

Your head is a stain in the dust

Your eyes have gone out and you nose

Sniffs only the pong of the dead

And all the dead air is alive

With the smell of America’s God.


Tarocchi e Streghe by PrincessEsmy

UNA COSA ACCADE SOLTANTO SE CI CREDI DAVVERO, ED E' CREDERCI CHE LA FA ACCADERE (F.L Wright)

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Viola, 23 anni, studentessa, incosciente, innocente. Bovarista deleteria. Racconto di me, chi sono, cosa penso, sbaglio e rattoppo!

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«Sono una figura di un romanzo ancora da scrivere, che passa aerea e sfaldata senza aver avuto una realtà, fra i sogni di chi non ha saputo completarmi». [Pessoa]

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