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Vila Marica

Di Parigi e d’altre scuole

d’Oriente e d’incanti

del confine nemico amico

canto con vergogna e striscio

 

oltre il muro

oltre il sasso

oltre la montagna che si fece valanga

oltre le notti passate ad ammirare la terra

 

oltre

o altrove


Sofisticata in decadenza minore

Di tempi incerti e di serenate

di note sporche e di fate

di allucinazioni e di sogni

di tramonti scritti su pieghe

di scivolate e tonfi

del successo e delle sue pene

dell’altezza e delle vertigini

dei serpenti e dei violenti

delle notti calde e degli sguardi accesi

 

battito di silenzio

 

rumorosamente penso

e ti penso

 


A proposito di Freud

Nebule e soli

su spiagge suadenti

immaginando granelli

di fantastiche mareggiate

 

attese onde e cascate

miseri versi in nottate affogate

di stelle e di fate

universi e buchi neri

 

mangio paradiso con salsa d’inferno

scrivo alla mio ombra senza appuntamento

 

incerti ci separammo chiamandoci destini

brillanti nella solita luce sbagliata


No way back

A Jurmala e alle sue spiaggie bianche

di venti e segreti

di pini e di sete

bevuto il mar chiuso rimase arsura

 

e freddo

e lento passare

in passaggi passati

 

riverisco

 

non ho uniforme nè medaglie

solo faglie

 

di rabbia e  perdono

in cieli caduti

su mari ghiacciati

 


Primo giorno di Maggio

Satelliti e spazi

lasciati vuoti da memorie di onde

e colli e mari e cime

assolute

 

Giovi assenti

in costellazioni mistiche

oggi si cambia e domani pure

per fissare l’inflessibile

 

voglie contrarie

confuse, appagate

diari scritti con il futuro

progetti sul passato

 

ho arato il mare

odiando l’alta quota

ho adorato gli abissi

per riposare

 

poi giusto il vento

qualche tempesta

ed è ancora mattina

 

 

 


Storta lungo un cammino

Risorse

come acqua addormentata

cielo di mezzo

pianura sconfinata

 

mi riportavano i binari in stazione

carrozza di Maggio

eri passata e non ti riconoscevo

 

era freddo

ero lento

era la fine dell’inizio

e l’inizio della fine

non era mai cominciata

l’arsura

 

arsura di vita

fame dei cieli

sete di sentimenti

 

appoggiavo la testa per non pensare

in altri spazi senza permessi

abbattevo reti per sfondare confini

non conoscevo limiti

né l’odore dei templi

 

mi rapì il mare nel segno dei Gemelli

ed in cambio, semplicemente l’amai


Nota positiva su registro spiaggiato

Rumori di tuoni

e già tacciano i cannoni

stasera temporale

ma è solo brezza

e un sospiro inaspettato

di un dio ignorato

 

ammetto

che ricordo il non ricordo

realtà ambigua annaffiata di alcol e pioggia

 

pioggia assordante

pioggia delirante

pioggia dolorante

 

e poi un sole travestito da Luna

e Luna mascherata da tramonti

 

scambi di ruoli come giochi infantili

mi metto una divisa per disertare

 

mi trucco per battere oltre il confine

una sfera chiamato mondo

e un destino devoto all’alto dei cieli

 

ma io non mi svendo

alla felicità


Ritorno a nota rapida

Interpretarti

tra scene veloci

e respiri estinti,

 

estorci

oggi come ieri

ogni sogno

ogni alt di frontiera

tra stelle folli e danzatrici  galattiche

scrivo il tuo nome intingendo dall’universo

come un calamio

svanisce il buio in batter d’occhi

in batter di minuti e secondi e ore

morto il tempo, lo seppelliamo allegri

tra sordi bruchi ed omertosi salici

celibe rimase la sera

triste di rosso

nera di rabbia


Muro bianco in estati estasianti

Sognando la luna

mi accorgo che è notte

mi accorgo che sorge

mi accorgo affamato

 

insaziabile

di stabile instabilità

 

equilibrio precario tra fari smorti

vi vedo appesi a terra

Camminatori dei Cieli

dei

mi portavano e riportavano

tra sorriso e deriso

tra fato e mito

 

tratto lento

animo infranto

si spargano i frantumi tra le acque mediterranee

 

l’ultimo passo mi girò l’ombra

ma ancora il luccichio delle albe mi richiama

e chiama senza fine

 


Suoni d’eco in galleria del vento

Ombra di giganti

su strade affollate

principi e principesse

formiche e formichieri

dormono assenti

 

rugiada della notte

nascente come luna

miraggio

scoglio infranto come i volti dei giovani del Rodi

 

insani riverberi

passioni ardenti

sfioro il suo nome

e ci penso

 

ultimi sospiri

come venti incontrollati

costretti a ripetersi all’infinito


Loto Egizio

Loto egizio

tra correnti e declini

tra abissi e vivi

 

ordini di gioia

rapite l’azzurro ed avvolgete il suo capo

mirato, duemila ottocento notti

milioni di parole e solo un sentimento

 

lento, scivolò via senza mai perdere la rotta

almeno questo,

tra pantani e paludi

correnti forti ed alligatori affamati

 

ho benedetto l’occhio che la guarda

ho benedetto il cielo che la sorreggeva

ed infine,

non ho saputo scrivere la parola

fine


Man of the hours

Cade il silenzio come un sipario

la prima scena è il tuo capo

mille teste addormentate

e tu lì, come un fiore,

raggiante nei tuoi anni

infelici passeggeri acerbi

confondono la scena

urla, sorrisi, carezze

e qualche parola,

 

l’immagine del lago che ti racconta

quella del mare che ci copre come veste

le onde che ansimano il

piacere ed illusione

di perderci e di ritrovaci

ancora e ancora

finché la marea ti porta via

e l’Estate, capricciosa

sfiorisce con noi.


Tra stasi e stati

Brilla in questa notte

non c’è galassia che non t’ammiri

stella,

sei così luminosa che quasi perdo

 

rotte planetarie come fossero parole

che ciarlano e ciarlano e implodono

frammenti di sogni e spasmi nel raccontarti

 

richiudo

l’universo in una conchiglia per udire segnale

banale, mi sciolgo nel tepore di occhi

labbra, racconti ed orizzonti

 

non c’è voce che non ti richiami

né frammenti che mi ricompongano


Ending course

Giocami

in questa partita o in un’altra vita

suoni d’antenne metalliche

d’avori e d’altri delitti

costipati peccati

giacciono mesti nell’altra stanza

 

ore di danza,

di ventre, di ossa ed altre pozioni

senza rumori o altri flauti assenti

mano che sfiora il mattino cancellando ieri

 

mano invisibile che fa ombra al suo viso

mano invidiata ed invidiosa

si stende alta in cerca di respiro

si ricorda della vittima e del carnefice

chiave di rabbia in passaggi illusori

 

si schiude il pugno

senza lasciare segni

senza lasciar dolore


Scena chiusa in chiavi assenti

Tromba di Odino

portami in porto

perso il vento trovai deriva

dolce docile deriva

 

correnti calde

correnti fredde

sapore di sale

tra colli in fiore

e cieli nitidi

 

scomparse le nuvole

passa l’acquazzone

rione di cielo inesplorato

torno ragazzo

trattenute disoneste

senza tasse e pizzi

pago a quota

partecipo al gioco

trattengo il respiro

e mi tuffo

 

canali di parole

in ululati interroti


Mancanza del maitre

Poi la potrei chiamare,

iniziando in un altro verso

in un altra storia

in un epoca così lontana che sembra quasi

 

ieri

 

sole veloce che si scagliava affannato

tra i colli ubriachi d’estate e fantasia

come le sue ciocche,

come le sue parole,

come i colori di un quadro

 

e la penna malata, vera, sentita

 

come un terremoto in un bosco

come una frana in fondo al mare

 

silenzio,

passa un altro gabbiano.

 


Atti fatalistici in posti impropri

Innocenza dei miti

svanisci come Pinocchio nell’oceano

lampade stanche riposano gli occhi

anche il faro ha smesso di ululare

eppur sento

muoversi il secondo che infrange il minuto

ritmo e passione

ordine indisciplinato

azzero il pallottoliere voluto a nozze

tra bilancini tarati mali e piaceri dissoluti

cammino senza memoria su una spiaggia

 

ricordo la direzione e non la partenza

ricordo di avere ricordi e mi sento ancora

felicemente e miseramente uomo


No catch

Ho scritto pagine verdi

e pagine rosa

pagine rosse che arrossivano

nell’arancio

di tramonti dimezzati

in cieli tesi di grigi e  di dei in croce

dell’azzurro del mare e del verde delle correnti

verdi come i fari spaziali

come prati sconfinanti

tra fiori brutti e fiori belli

come la riga che non oso scrivere

ne cancellare


Passaggi senza fine

Passaggi

in foto ritocchi e cestini vuoti

fragili memorie ancora galleggiano

busta nell’oceano

animi ribelli

anche gli atomi danzano senza dio

cresta di vulcano, non sbiadire la tua energia

guardo il cielo senza invidia e senza malinconia

trecce di nuvole ordinate

 

orizzonte

 

passaggi veloci

senza traffico, ponti e dighe

senza rotture e senza morti

senza caverne, senza ombre

senza pietà e senza fede

 

scrivo un Mi minore

senza suonare un ultimo Sol


Cicala e formica

Foto in bianco e nero

ricordi riso e sapore

eclissi brillanti

polvere della storia, siamo noi

attendendo il prossimo giro

tra le malfamate nate e gli ingordi bugiardi

orchi e streghe

mari e monti

non canto più

tra la cicala e la formica


Il suo nome tra le labbra

Desiderio di immenso

aria rarefatta

non crollo e non resto

senza punti e senza virgole

ingordo di lei

la racconto in ogni parola

neanche fosse sentimento

neanche fosse passione

neanche avessi scritto il suo nome

tra nuvole bianche in gironi paradisiaci

arretro il pensiero

la guardi apparire

non vedo niente

la scopri

ricordo le sue labbra, le sue parole,

le sigarette fumate vicino al tunnel

immersi ci facciamo inghiottire

dodici lampade rotte ed una luce

piccola, piccola

 

ti chiamo sole

anche se non è il tuo nome

 


Istantanea capovolta

Ad Atena e alle stelle

ai vulcani e ai fuochi

alle scintille e ai deserti

ai Tartari strafottenti e ai loro cannoni

siano fusi i mondi e i pianeti

colate di carbonio su anelli e satelliti esiliati

domani sarà trionfo nel silenzio

lento scrivere e descrivere

anni vivi come inchiostro

come fogli volanti

finestra aperta

in meraviglioso orizzonte


Alla ricerca di Nemo

Parole di ghiaccio

muovono correnti fredde calde

tornano iceberg sulla rotta

sempre la stessa stella

unica nella notte

 

timono

una barca stanca ed allegra

senza deriva e senza ancora

non mi so fermare senza ripartire

acqua scure in oceani inesplorati

galassie i suoi occhi

divina la sua luce

 

mi perdo ritrovandomi veloce

conquisto un posto mentre il mondo implode

esplosione dell’universo in coro di angeli

 

chiudo gli occhi

e vedo lei

ancora

 

distesa su un prato che sprezza vita

vento forte in una giornata calda

mi scaldo della sua presenza

ed arrossisco

 

come un papavero in inverno

come neve abbronzata al sole

 

 


Sei voci di Erri De

Non fu il mare a raccoglierci
Noi raccogliemmo il mare a braccia aperte.

Calati da altopiani incendiati da guerre e non dal sole,
traversammo i deserti del Tropico del Cancro.

Quando fu in vista il mare da un’altura
Era linea d’arrivo, abbraccio di onde ai piedi.

Era finita l’Africa suola di formiche,
le carovane imparano da loro a calpestare.

Sotto sferza di polvere in colonna
Solo il primo ha l’obbligo di sollevare gli occhi.

Gli altri seguono il tallone che precede,
il viaggio a piedi è una pista di schiene.


Storia di un Angelo caduto

Storia di un Angelo caduto

senza regimi e senza minori

cielo increspato

grigio suadente

riprende

la rotta senza fine e senza assenze

ride il presente baciato dai tasti

pianoforte chiassoso

in psichedeliche vibrazioni

non noto la nota

a piè come altrove

strappo l’accordo con il destino

e non sono schiavo

e non sono padrone

 

sono quell’aria e quel vento

quel fusto di legno che oscilla in amata tempesta

balliamo ancora, non sono stanco

 

sono il granello silenzioso che sta ad ascoltare il mare

parlami ancora onda, non mi stanco mai

dell’eco, delle partenze e dei ritorni

 

e l’angelo caduto

si risveglia uomo

tra Natali passati

e Ferragosti di fuoco

 

 


E quel cuore più non risponderà di Anna Achmatoba

E quel cuore più non risponderà
Alla mia voce, esultante e afflitto.
Tutto è finito… E il mio canto risuona
Nella notte vuota, ove più tu non sei.


Endless

Endless

come onde infrante di sogni

svegliarsi ed ammirare

 

alba confusa

ricordo primo annullato

annullato, annullato, annullato

 

ripiego sui sospiri

stringo il respiro ed altrove

non vado

 

restando mite

faro su roccia

abisso senza fondo

 

non ho paura di perdermi

ma di ritrovarmi


The weeping song

A Macbeth e alla polvere
ai giorni dimenticati
al bambino abbandonato
volto le spalle, ma non il cuore
nell’aria regna la quiete
senza illusioni o strane note
solo il ritmo del mondo e la maschera di Odino

come se fosse eterno
come se fosse vero
come se fosse carne che non si fa uomo nè dio

semplicemente atomo ed elemento
combustione e raffreddamento intrisi
di versi e immagini
su pellicole e memorie

racconterò divino
stesa sull’anima la pace

soffio via la dimenticanza

come granelli di sabbia

racconterò chino, genuflesso
le  storie di un altare
di un agnello, di una sposa e

di decine di migliaia

scintille e stelle

sembravano tempesta
ma erano solo fuochi nel deserto


W. W.

Assoluzione

in chiavi strambe

oggi riposo

sull’anima e il destino

non s’avventano i falchi

e le colombe stinte

da cieli non capiti

ingorghi di vocazioni

senza Om e senza lucchetti

senza ruggini e tempi morti

casto il film dell’ultima carezza

due brindisi veloci in felice disgrazia

odori non dimenticati

tra passati remoti e futuri prossimi


On hollow spaces

Ridimensionamento

in termini paranoici

assenti deliri senza onnipotenza

la stessa strada

irraggiungibili vette

sembrano così vicine

desiderio onirico ed immortale

non mi arrendo

alla sete che grava su questa terra

non mi arrendo

a non vedermi parte di un ombra che arranca

neve alta in un freddo inverno

caldo prepotente tra i tuoni di Dio

Afrodisias e le mura abbattute

zingari allegri ci attendevano

e la festa sapeva di vino


La musa di Anna Achmatoba

Quando la notte attendo il suo arrivo,
la vita sembra sia appesa a un filo.
Che cosa sono onori, libertà, giovinezza
di fronte all’ospite dolce
col flauto nella mano? Ed ecco è entrata.
Levato il velo, mi guarda attentamente.
Le chiedo: “Dettasti a Dante tu
le pagine dell’Inferno?” Risponde: “Io”.


Recupero in salita

Ogni punto a se

 

e sono qua

puntini collegati

penna alla mano

mi inchino

 

e divina cresce la sorpresa come d’incanto

passato/presente

senza futuri incerti

prendo aria

e sospeso

rimango

 

nell’ecstasy di Ganesh

nelle vie tormentose

nella baracche appariscenti

che ancora chiamiamo vetrine

di anime infrante


Sogni d’Europa e di passione

Sogni danzanti

su binari freschi di indifferenza

mancato il cambio si continua dritti

 

locomotiva solitaria

vagone quasi vuoto

passeggeri assenti

 

rimane l’odore del lungo tragitto

delle giornate pesanti e di quelle spensierate

dove la mente si infrangeva in orizzonti e boschi

neve e fuoco

zolfo freddo

 

nei miei occhi, nei suoi occhi

nei loro occhi

 

arrivate di corsa anche le stelle

si siede l’uomo piccolo a contarle

come fossero miglia

impresse nell’eterno


Sprazzi di deserto tra sogni

Astri in collisione

come i seni di Giunone

come il suo pianto lontano

oceani, mari e terre

deserto e poi pioggia

Rodi lontana

Cipro vicino

ansimanti vele simili a tende

il blu e il verde si fondono in occhi

divini ed accesi

devianti mai furono i sentieri

 

solo una strada più lunga

per l’umile meta.


Ultimo brindisi di Anna Achmatoba

Bevo a una casa distrutta,
alla mia vita sciagurata,
a solitudini vissute in due
e bevo anche a te:
all’inganno di labbra che tradirono,
al morto gelo dei tuoi occhi,
ad un mondo crudele e rozzo,
ad un Dio che non ci ha salvato.


Project DIVA

Zero crediti

note che si rincorrono su lingue strane

straniere come i confini

 

che non vedo

che non sento

che rompo e lascio

 

senza girarmi

senza un rimpianto e senza souvenir

senza dolcezze squisite

senza permessi e senza rancori

 

mi fermano ancora

 

gli echi del vento amico fedele

gli occhi dei vecchi nella polvere

 

l’inciviltà del tradimento

ed una pietra innocente


Lungo la Via Salaria

Seppur non canto e non ballo

che non sia gioia questa

che non sia il frantumarsi delle speranze

di vedere altre onde

oscillanti tra il blu e il verde

rompersi

come cristalli in notti ubriache

il sapore del limone e del fango

di pioggia e di chiese lontane

 

come lontani campanili

scattanti nel ritardo si ritrovano

i rintocchi delle sei

con le ombre di qualche candela


Boarding pass 10/12/2015

Boarding pass

e ricordo di non avere confini

ne limiti nascosti

ne scheletri nell’armadio

 

sei libero ?

domandano i segni in questo rumoreggiare

chiudo gli occhi in cerca di risposte, ma odo echi

vi avevo lasciati nel bosco

e vi ritrovo qui, sulla sabbia calda di Settembre

 

sei libero ?

accecato da un sole mite

manca il grigio ed il verde

i suoni e il sapore

 

di infrastrutture arrugginite

corpi stanchi nelle ombre del giorno

rintocchi di campane e di campanelli

 

il silenzio e qualche sospiro

 


27 ore di viaggio

Noi non siamo speciali

come piste interrotte

come tuoni a ciel sereno

come arcobaleni ibridi

 

autostrade vuote

rime assenti

 

presi un terreno nella mia mano

chiuso il pugno e sentii la scossa

momenti di sonno e sogni

oniriche soste senza allucinazioni

o sviste

 

arrivammo lontani dove non c’erano confini

aprii la mano

e c’era un mondo


Muri di montagne scadenti

Atto primo

in odore di ciclamini

strade ombrose come la sua pelle

sudo a pensarla come Luna sbronza di Venere

immagine suadente il vento l’accarezza

torbido riflesso schiaccio l’ennesima battuta

finita carta ed inchiostro battezzo con vino

scadente come l’annata senza rimpianti

senza archi di trionfo o tonfi

seduto a terra rimango in silenzio

mentre la sua voce parla lingue

lontane


Ottimizzazione

Umore

e perdo le parole

senza distanza

senza raggi

senza soli o piste ciclabili

raggianti nubi,

rumoreggia intorno

e non trovo le chiavi

ancora,

chiuso in questo scrigno ho nascosto l’anima

sbiancata a candeggina rimane fuliggine

e cenere accesa in festini violenti

assaggio le mie vene

teneramente afferro

l’affetto e qualche vibrazione

di scosse senza rumore

 


Due forme dell’insonnia di Jorge Luis Borges

Che cosa è l’insonnia?
La domanda è retorica: conosco troppo bene la risposta.
E’ temere e contare nella notte fonda  i secchi rintocchi fatali,
è tentare con magia inutile una respirazione regolare, è il peso
di un corpo che bruscamente cambia posizione, è stringere le
palpebre, è uno stato simile alla febbre ma che certamente non
è la veglia, è pronunciare frammenti di frasi lette molti anni prima,
è sentirsi colpevoli di vegliare quando gli altri dormono, è
cercare di sprofondarsi nel sonno e non potersi sprofondare nel
sonno, è l’orrore di esistere e di continuare ad esistere, è
l’alba dubbiosa.
Che cosa è la longevità?
E’ l’orrore di essere in un corpo umano le cui facoltà declinano,
è una insonnia che si misura in decenni e non con lancette di
acciaio, è il peso di mari e di piramidi, di antiche biblioteche e
dinastie, delle aurore che vide Adamo, è non ignorare che
sono condannato alla mia carne, alla mia detestata voce, al
mio nome, a una ripetizione di ricordi, allo spagnolo che non so
maneggiare, alla nostalgia del latino che non so, al volermi
affondare nella morte e non potermi affondare nella morte, a
esistere e a continuare a esistere.


Waiting for the sun

Ultimo sole

accenditi ancora

non è sera e non è notte

ma la stanchezza è tant

ed intorno deserto

arido, urbano, inadatto

assetato

domestici desideri mi riconnettono al mondo

non so vivere online

non so vivere offline

 

sopravvivere ?

Troppo semplice


Sangue di drago

Sangue di drago

in castighi divini

vedo e non vedo,

e non sono cieco

e non sono sordo

arranco

paludi inesplorate dal sapore di odio

amore, passione, saggezza

perle senza un mondo

i suoi occhi come porto

come rotta

come abisso o arrivo


Tra galassie ed abissi

Capitano di questi pensieri

concedimi una parola

ora, che le acque sono calme

ed il timone tranquillo

permettimi

di gioire su questa rotta disegnata dalle stelle

 

notte magica

notte amata

notte ricercata

 

ho perso la mia nave

ma non sono naufrago

la vedo allontanarsi

ma la sento nella brezza

nei raggi caldi che ancora mi scaldano

 

isola deserta

sei abitata dalla sua immagine

riflessa in ogni molecola d’oceano

prego gli dei e i cieli

 

che sempre brindino alla sua felicità

che sempre la accompagnino tra galassie

ed abissi


E-deontologico

Rocambolesche parentesi

in intervalli assenti

da voglia nata per volere

desiderio raffinato

ti schiudi come un sole nella mano

accesa la scintilla anche Prometeo divenne pazzo

schiavo, fantasma della coscienza e del divenire

povero d’amore guardò al buio

fratello scomparso senza guerra e senza tregua

si accesero i fuochi

ed una valle promessa


Polaroid

Suona violino

il vento si è alzato

 

e non è tempesta

 

vele ammainate

capitano stanco, siedi

stanotte non è notte di pensieri

né di storie né di storielle

solo il silenzio

canta come il cigolare dell’Estate

passanti i venti freddi ci coprimmo di sabbia

parole e parole

e sguardi

al mare padre possente, ad un obiettivo aperto

di una vecchia polaroid


Colonnato tardo cinquecento

Rumori solenni

di piedi scalzi nei prati

di corse rincorse

di corriere impazzite

di corride derise

 

arena vuota

non puzzi di sangue e macabro

e non sei triste senza spettatori

animi

 

come imperativo

come un dio simpatico

come il clown nel penultimo spettacolo

 

non c’è tempo senza spazio

né rotte senza meta


Crepa sulla schiena

Fermo la ruota

e i numeri continuano a girare

 

altro spazio

altra nota

altra storia

 

batto con dita sanguinanti

il fondo e i suoi abissi

li disegno senza luce

li scrivo senza inchiostro

e non è così nero il fondo come la raccontano

 

respiro profondo

costato a pezzi

 

mancato il carnefice mi addormentai in un abbraccio

soffocato dal caldo cercavo il gelo

mi fuggivano le stagioni

ed arrancavano i tempi

come bla bla bla confusi di nuvole prepotenti

e la pioggia che ci cancella

senza nutrirci

 


Il miele selvatico sa di libertà di Anna Achmatoba

Il miele selvatico sa di libertà,
la polvere del raggio di sole,
la bocca verginale di viola,
e l’oro di nulla.
La reseda sa d’acqua,
e l’amore di mela,
ma noi abbiamo appreso per sempre
che il sangue sa solo di sangue…

Invano il procuratore romano,
tra gridi sinistri della plebe,
lavò davanti al popolo le mani,
 invano la regina di Scozia tergeva da rossi schizzi
le palme affusolate, nell’afosa
oscurità del palazzo reale…


Tarocchi e Streghe by PrincessEsmy

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Viola, 23 anni, studentessa, incosciente, innocente. Bovarista deleteria. Racconto di me, chi sono, cosa penso, sbaglio e rattoppo!

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NonSoloProust

Il blog di Gabriella Alù

Livelines

«Sono una figura di un romanzo ancora da scrivere, che passa aerea e sfaldata senza aver avuto una realtà, fra i sogni di chi non ha saputo completarmi». [Pessoa]

Spunti da asporto

(ho visto nani che grattavano le spalle dei giganti)

17lastella

Perché la gente ha rinunciato a sperare. E dimentica i propri sogni. Così il Nulla dilaga

worldphoto12

Una foto è per sempre

poesia&cultura

La bellezza di qualsiasi tipo, nel suo sviluppo supremo, eccita sempre l’anima sensibile fino alle lacrime. (Edgar Allan Poe)

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