Archivi categoria: Poesia

L’elemento del crimine

Idea veloce

raccogliti su questa terra

fragile come l’autunno

si erge il capo dell’ultimo umano

 

sensazione di pioggia

in calura ardente

il fendente

fu la ricerca del cammino

e della sua storia

 

spettatore sorpreso

ingannavi la tua mente con le promesse di pace

ma era guerra, guerre e guerra

ed ancora altre battaglie

 

tempestose le passioni

in direzioni miste

e talvolta

assenti

 

celebro l’immagine

senza pensare ai ricordi

Annunci

Pardosana

Oggi sarò silenzio

poiché taciuto è il mondo

arresa è la sete

e la vittoria ha il sapore di Primavera

 

tacito bene

raccontami il male

raccontami il mare

che si nascose a Giunone e alla sua ira

pianti di Venere in soli ardenti

 

persino il servo torna

agognata mensa

prelibatezze astrali

nutriamoci dell’universo

e dei suoi mondi

 

pubblico scosso

come il prezzemolo avanzato

giullari aprono la nostra parata

ci addormentiamo nel silenzio

convivendo con l’eterno


Ricordo di dicembre

Venne una signora

io non la conoscevo

io non era nato

bussò due volte ma non mi trovò

lasciò un pegno a mio padre

e lo portò via

 

venne una signora

aveva l’odore del grano bruciato

bussò tre volte ma nessuno gli aprì

incrociò Antonella

lungo una scala che era ancora lunga

e la portò via

 

venne la signora

il suo abito era possente

le sue labbra ancora fresche

bussò quattro volte

ed io gli aprii

mi chiese di seguirla

ma abbracciandola le risposi

 

non ancora

 


Sgambetto

Cado

senza rialzarmi tendo al suolo

orecchio e cuore

lingua e parole

 

mi ascolto senza sentirmi

mi agito quieto

immobilità dei sensi

 

ti ricordo sfrecciare in cieli in burrasca

saliva lenta ansia

la chiamavo amore e non mi derideva

 

amica sventurata di un istante incancellabile

indelebile sulla vena

pulsa forte il segno degli anni

 

finestra infranta

rumore di bambini

 

mi alzo

ed ancora non sono uomo


Highway 61 Revisited – Bob Dylan


Analisi promiscua

Nella grotta è scuro

talento brancola come eco

dormi spirito

dormi spirito

anche l’alba non ti attende

 

celeste desiderio

tepore antico

inciampo oltre il ponte

non c’è più la mia via

non c’è più la mia scia

 

resoconto di guide

 

il leone

il fabbro predicitore

la rivoluzione

 

poi non ricorda nulla

 

solo silenzio

e una viva memoria

 


Rielaborazione occulta

Sordo

come nell’ultima emozione mortale

barcolla la penna ma non la mente

assenza di pena

reato mascherato

prendo fiato

tacito attende l’urlo immortale

del perdono e della rabbia

incarnati li feci in totem senza tabù

preziosa imperfezione

ti venero e ti lodo

fede degli oppressi

e mai degli oppressori

caduto anche l’ultimo angelo

non ci piegammo a dio

e mai

e poi mai

a falsi profeti


C’era un ninja

L’avversario sono io

lo specchio lo riflette

l’alba mi attende

 

teso

in cumulo d’atomi di energia

violenza proibita

in cieli celesti

 

torno a capo

e fingo santità

arciere di ogni lampo

potenza ed inerzia

in equilibrio precario

 

rileggo le parole dei padri

senza ritrovare ragione

perso anche il sentimento

non mi rimane che una maschera colorata

e un pugno di coriandoli umidi


Puzzle

Luci delle stelle

come stanze soleggiate

boschi di sorrisi

in decadenti lidi

orma immortale

solca la laguna con una tavola piatta

 

cuore di tempesta

regalami un riso

addolciscimi

o piegami

per me è indifferente

 

Di fuochi e parvenze

m’incateno alla vita

sospiri nel nulla

assaggiando il sole

lieve calore

appari sulla pelle

mordendo ardentemente

raggi di speranza

 

in umili capricci

capriole ed arpeggi

cantando la luna

in attesa di alba


In qualche parte dell’anima

Al di là di questo muro

trafiggerò le mie paure e i miei avi

giovani amanti speranzosi

uscio romantico in medio oriente assente

riflette l’innato eco

raccontando di ieri e di oggi

mai di domani

né di ciò che non accadrà

balenando in ossequosi

cori d’armate e lamenti di pecore

gli occhi della paura e le parole di dolcezza

tesa si alzo una mano sul mio viso

offesa e carezza

ripudio in assenzio

 

bacio le vergini

e mi ritrovo altrove


Del regno

Del regno lontano

canto agli spiriti

e ai feti mai nati

 

passanti

i passi alludevano ad un dio

vivo tra i morti

morto per i vivi

 

non credo

non spero

e decido

 

animate urla

in chiara preveggenza

danza e canto

in panorami anormali

viola del mattino

blu della sera

 

tingo la veste

per ornarmi a sposo

il corpo del padre

la forza della madre

 

tra castità d’amore

e cumuli d’incertezza


Futura

Racconti del bosco

e delle ombre

scie di fate in colori lunari

abbracciami madre

oggi non ho paura

 

della sete e dei suoi fianchi

vibrazioni forti

in corpi inermi

abbandono il cammino

ed è ancora sentiero

 

posticipando i giorni

scorgo il sole

ed alte mura

piogge di sorrisi

in fragore ardente

 

mi chino alla sua bellezza

e ricordo cos’è amore

 

(a mio nonno)


Vivere in fuga

Colore di more

In-desideri clandestini

assaggi ardenti

spazzati i denti

rimase sangue in bocca

polvere ed omissione

 

senza colpa

senza colpa

senza nessunissima colpa

 

si alzò l’imputato

evitato il grado non restava che giudizio

sapore genuino

in contrade assorte

 

indosso il mio segno

e mi piego all’ardore


Particolare in giornata chiara

Dove finisce questo mare

queste eclissi di emozioni

burrasche di passioni

vedo lontano e vedo pirati

sento la brezza e il sapore dei miei avi

 

avidi e distinti si mischiavano i voleri

rotte le catene non bastano pensieri

a muovere in fondo

a muover lenti

 

come venti

che oggi chiamano il nord

e domani è ancora sud

 

desiderio di marcia

verso il centro


Odore di nebbia

Di bianco e della gelosia

di cieli e di sere

ti orno stasera

spiga amara di coraggio

fatto il salto

non rimase che un immobile divenire

cerchi concentrici

in sbuffate amare

 

torno alla linea

saltando il capolinea

persi gli aerei non rimasero che le ali

e forti spalle segnate a vita

da fruste grigie e carcerieri verdi

azzecco la strada, ma non la via

odore di nebbia


Storia di un Angelo caduto

Born again

Storia di un Angelo caduto

senza regimi e senza minori

cielo increspato

grigio suadente

riprende

la rotta senza fine e senza assenze

ride il presente baciato dai tasti

pianoforte chiassoso

in psichedeliche vibrazioni

non noto la nota

a piè come altrove

strappo l’accordo con il destino

e non sono schiavo

e non sono padrone

sono quell’aria e quel vento

quel fusto di legno che oscilla in amata tempesta

balliamo ancora, non sono stanco

sono il granello silenzioso che sta ad ascoltare il mare

parlami ancora onda, non mi stanco mai

dell’eco, delle partenze e dei ritorni

e l’angelo caduto

si risveglia uomo

tra Natali passati

e Ferragosti di fuoco

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Aria di Natali dimenticati

Un angelo non parla

se non con lacrime amare

se non con lacrime di speranza

disseta

aridi cuori lasciati a perire

in giusti peccati e maledette espirazioni

dimenticami signore

io non ho peccato oggi

ieri è morto

domani è abortito

cinto da mille lumi

ballerò l’ultima danza senza credere

mai più ad un sole tondo

mai più sentimento profondo


Fremente l’elmo

Giorni

come ceppi arsi a Minerva

come ghiacci dimenticati

respirami vento

io sono tempesta

 

io sono l’assurdo e il suo divenire

un martire del sacrificio in chiave di Mi

 

approdato il relitto

mi schiudo come il giorno all’alba

chiuse le porte sfondai le finestre

odore di sangue lungo le braccia

salto nel vuoto

in costante incertezza

 

mi immergo e respiro


David Bowie – Baby Loves That Way


Ad Ibrahim Ferrer

Guardo i suoi occhi

ed assaggio la fame

sublime certezze in paesaggi dimenticati

respiro la sua voce

e m’inchino al divenire

flebile

come un coro di cento anime

raggiante

come le stagioni che si inseguono per non scomparire

deglutisco angeli

in imbarazzo stonato

continua la lotta

tra oceani e villani

vestiti in cravatte nucleari

piccola isola felice

 

cammino polveroso

eterno ragazzino

in attivi decenni

e granelli di secoli


Linea retta

Storia

raccontami dove è finito

il punto che fece esplodere il nulla

del tempo e dello spazio si ricoprì l’universo

attesa inattesa scintilla

muovi i secoli come creature

mi cingo di stelle per riempirmi il cuore

vuoto lo stomaco grido al silenzio

ricevo eco in solidarietà

caverna profonda taci questo strazio

lamento infecondo, ruggisci coraggio

 

salto di energia

in matematiche equazioni

 


Portrait

Odore di narcisi

risveglio la forza come vulcano

l’impeto e la ragione

sovrano attende il sogno

muto di mille parole e di prole

si alzò un giorno l’ombra stinta ed indifferente

reggente attese la notte per scomparire

ma nacque l’uomo e dimorò in quercia

e il suo corpo si fece zattera

e scialuppa e nave

solcato il mare tranquillo

scaturì tempesta

raccontandomi odo

muse lontane in fulmini rossi

argento fu il cielo

oro venduto agli schiavi

 

mi alzo e rinasco


Di cascate in novità

Nascondigli indolenziti

cambio grotta e trovo il sole

miraggio di un lampo tra lune e vespai

il suono mi affossa

e cerco verità

nel raggio più scuro

nella voce più amara

anima coscienza

perdono senza castità

celebro gli occhi non ricordando memorie

fiori di loto tra bambù ingialliti

papiri come bombe

in agili anfratti

e salti impetuosi

 


Agnus

Sapore amaro

segni questi giorni come la penna

il foglio

come il freddo

le ossa

come l’ardore

la fine del sogno

come una marcia

le false promesse

come il pianto

ultimo e mortale

come il richiamo

il silenzio


Idee di montagne a basso quota

Canterò alla sua bellezza

e ai suoi occhi,

oggi

 

navigando tra i flussi della memoria

Nirvana e Ganesh

Kurt Cobain o Cristo in croce

 

voglio

desiderio nascosto tramutati in prosa

rosa,

navigando nelle meraviglie del perdono ti associo al serenity

qualsivoglia voglia

finisco un pensiero accedendo il siero

della verità e della coscienza

delle turbe e dell’inganno

avanzo senza affanno

e lesta termina la parola

incrociando mondi

al risveglio dei monti

 


Silence

Silence

come perso in una gola

mi nascondo da me

 

come il vento all’eco

come il cuore all’ego

come un canto allegro

 

stringo e non mi apongo

alla voragine dei tempi

e a quella degli dei

caduto l’oblio non rimase che un sipario

di mille teatri ed altrettanti templi

altari immacolati

venerati di grazia ti canto

non potendo stringere il tuo nome

in parole sorprese


Walzer

A Nausica e alle sue forme

canto e sogno

tra miraggio e disillusione

perso in ricci

il pensiero risorge in vivida attesa

mi animo d’emozione

e brucio

dentro, profonda sensazione

senza inganno alzo una pietra

e scopro le ombre e il desiderio

di pelle preziosa come neve in un deserto

ricoperta l’anima

assaggio sogni ininterrotti

 


Psiche davanti al castello d’Amore – Yves Bonnefoy


Calling the mayor

Notte d’oceano

cancella questa rabbia

ma non queste righe

 

acceso come sole mi voltai all’indegno

malumore perenne in chiave di felicità

frammento

odi e gloria

ruggine e salvia

 

indietreggio per non fronteggiare

il mare e le sue pretese

chiedo al cielo compassione

ricevo amore e sorrido

anime passate e mai tornate

ritraete la vostra mano

oggi è la mia puntata

oggi è la mia sonata

triste e veloce senza chiaro di luna

 


Jefferson Airplane – After bathing at Baxters


Back to the future

Sapore di dune

come inattese promesse

colorano la tempesta

Iddio si è svegliato

come un vulcano malato

come un’attesa ricomepensa

sicario affamato

prenditi le briciole lasciate sazie

in cime tempestose

e diabolici lamenti

attende la pazienza sventrando ansia

arrestami un istante

il cuore è pieno

e libero di me


Walking on the strange sea

Cuore di tepesta
in perle sull’asfalto
si apre il cielo come sipario
e vola
e s’innalza
passione

richiamo veloce ai turbini del tempo
mare mosso in quiete statica
mi muovo e sorrido
lasciato lo strazio agli stranieri
e colli e balli lontani da noi

pausa sospensiva
in luoghi di miraggio


Tra Trump e Kim

Di suoni e bellezze

vibrazioni in sensazioni

forti di spirito

inspiro

 

aria nuova

che non sapevo muovere

maree di sentimenti

in spiaggia sorpresa

 

tra spazio e tempo

istinto e debolezza

tempesta d’improvviso

e vedo il suo viso

 

sorrisi di bellezza

sorrisi di piacere

catene sdogante

in chiacchiere al buio

 

 

richiamo il silenzio

e la chiamo amore


D’improvviso l’allegria

Svanisci

come i pensieri nella polvere d’Agosto

come le anime dei deserti

e gli immacolati cristalli

in cime tempestose

e frangenti improvvisi

 

abbracciami tristezza

oggi non ti temo

sei una carezza amica

un ricordo doloroso e bellissimo

 

mi chiama

arcaica come il vuoto

come la paura di volare

e quella di tornare

 

frammenti addormentati

in corpi immobili

e notti insonni


Targato Bologna

Dell’inferno cantante

e di altri demoni

non temo

 

non temo più

parole come linci

righe frammentate

su letti nauseabondi

incerte le giornate

i pensieri viaggiavano

 

discordanti

distorti

disarmanti

 

chiamavano alla guerra

delitto e sacrifio

suoni che non odo

ma odiavo

lesto nel giudizio

 

guizzo di Primavera

in fonte immacolata

 


Efelidi

Che sia commedia o tragedia

non importa,
ma sia spettacolo
e grandezza
e divenire in volo

come anime e gabbiani

buchi neri
ed universi lontani

come raggi di un altro pianeta

risuonano alieni pensieri

prato fiorito sulla sua pelle

cerchiamo Primavera fra i venti

 

come morsi di nuvole

come assaggi di paradiso


Joan Baez – The Unquiet Grave


Sospiro in cerca d’aria

Spegnimi

come fanno i lampioni con i sentimenti

e gli amanti

 

nascondimi

come il sole con le stelle

e la luna sospirante

 

immersa

nel mare cerca l’abisso

profondo come grida

senza buio e senza perché

affogo sulla terra ferma

e respiro nei flutti

 

massima corrente in scariche elettriche

odore di infinito

non si scorge la rotta

e la deriva, unica amica

 

mi porta via

 

 


Linea morbida

Scrivi molesta

un’altro raggio nel cielo

oggi la tua firma

sa d’incanto

e di miraggio

tremando le stelle

attendono i tuoi occhi

desideri di satelliti

in universi paralleli

vicini come galassie

lontani giusto un granello

di sabbia

e mezzo

sospiro

inspirando i tuoi capelli

ed ogni emozione

che li circonda


Archivio musicale

Premimi il cuore

 

oggi ho bisogno di un lampo

che non sia pioggia

di un tuono

che non sia fuoco

perché arde

ogni pensiero

in spiagge dimenticate

colorate brune

odori lontani

di notti beffarde

a ruggire al mare

ad urlare nel silenzio

a mangiare pietà

 

divorata a digiuno

mi fermai pieno

 

poco più in là

l’orizzonte si infrangeva con il mondo

sconosciuto e desideroso

desiderato e detestato

passato il confine mi girai sorpreso

 

era scomparso

in un sorriso dolce

 


Laghi islandesi

Di suoni e danze
senza maghi o stanze
senza trucchi e senza inganni

odimi, perché non ho che parole

perché torna il fiato come la tempesta

primordiale sancì la luna

imperatrice di sogni e il sole

stella regina

celesti silenzi
in cieli inaspettati
cingo di gioia note d’attesa

stagione piena e sibillata

non soffochi
ma ammiri

occhi che non sapevano più guardare
orecchie stanche di meccanici rottami

spezzate le parole
si muovano a festa

canne snelle
in un lago fuori dal mondo

 


Parola d’allievo

Vorrei essere maestro

di sogni e di rintocchi

di giostre e caroselli

dei venti e degli oceani

 

vorrei essere maestro

di mura di cristallo

di castelli senza reami

di ombre senza sole

 

vorrei essere maestro

di fatti e di parole

di magie e di sospiri

di lune e di maree

 

vorrei essere me stesso


Speziale spaziale

Di entusiasmo di bambino
di spiagge deserte e dei primi mari

Come orgasmi reali
Come orgasmi intensi
Come corpi ed onde

Come verità fluttuanti

riflessi sinceri

oggi non mento al mio passato
su sabbie tiepide tra raggi incerti
a tratti appare Maggio
si fa coraggio

nuvole Modeste

Scende il fiato senza corrente

senza corse e senza ansia
Senza ma e senza se
Senza regine e senza re
Senza malumori
Senza nomi o cognomi
Senza soluzioni
Senza danni ed altre maledizioni

 

contemplo in assenza di gravità


Nuove sementi in colline abbandonate

Se non il cielo non parla

e le stelle si ammutoliscono,

sento l’urlo

 

nel silenzio

 

breccia di frammenti

epoche distanti

cingono a me, a loro

ai cardini immortali

 

all’onda e alle carezze

agli orizzonti e all’avvenire

brindano gli dei

su danze di dame

 

si muovono pianeti

incerti come Marte

Venere bellissima, Diana gelosa

 

si arresta quest’ansia

senza misericordia o altri errori


Eric Clapton – Tears In Heaven


YENIK SERCE – Onur AKIN


Mattine

Rumoreggia aurora

in silenzi d’incanto

tra rugiada sonnolenta

e raggi inviperiti,

s’alza il giorno

ed anche il tutto tace

pacata la marea

azzittita l’orchestra

sento il commento forte

ruggire di lampioni

tra ombre deliziose

 

strascichi di arte

in ore piccole e accese

 

come fantasia

come melodia

come musica triste

 

virata emozionante

frantuma l’onda fissando l’orizzonte

 

 


Sans papiers

Sogni soavi

in mari calmi

approdo senza fine

implodo tra passato e futuro

e sono qui,

nuovo

lenti valzer in nuotate lente

assenti le note non rimangono che sospiri

echi del vento in direzione miste

non mi perdo, ma nuoto

 

senza fini e senza correnti

cercatore di anime tra nuvole scure

brucio dante ed esalto il Maestro

 

 

Chiudi gli occhi un attimo

sogno di infante tra realtà invocate

gioco con l’azzurro e il padre eterno

 

realtà stonate

tra mondi in differita

 

 

tra i non ami

tra i non desideri

tra il volere e l’essere

perso nel lungo giardino

tracce di ombre

senza soli pallidi

 

combattimento OSTINATO TRA SALICI RIDENTI

 

Scende altra nebbia dalle colline.

 

ma io sono al mare

e sono mare

 

 


No conditions

In balli gitani
Colorati di sandalo
In strade polverose
Elevò la quiete a mito
Altare traballante
Senza ceromonie e senza sacrifici
Odore di muschio
In foreste e sorgenti

In suoni e sonneggi
Walzer e racconti

artigiano di parole
Maestro di nessun arte
e baro per piacere

pongo il talento al servizio
Misterioso mi invoca
cercare

le tue labbra calde
Sulla mia pelle fredda

Tracce di odino in climi tropicali
Insiste l’indigenza di non sentirti vicino

Cerco la cima
Senza perdere l’anima

 


Avventura acquatica in pendenza

Di sirene e  di dei

degli abissi e dei confini

stendo un cerchio e passo avanti

 

invito

entrata in bassa quota

come raggi

mi nutro delle sue parole

 

ombre silenziose,

tornate e dimorate

incoscienza prematura

si tinge di rosso il sangue

e di scintille il cielo

 

passaggio lento chiudendo gli occhi

il suo sorriso, il suo riso

e solo molto più


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