Archivi categoria: Poesia

Particolare in giornata chiara

Dove finisce questo mare

queste eclissi di emozioni

burrasche di passioni

vedo lontano e vedo pirati

sento la brezza e il sapore dei miei avi

 

avidi e distinti si mischiavano i voleri

rotte le catene non bastano pensieri

a muovere in fondo

a muover lenti

 

come venti

che oggi chiamano il nord

e domani è ancora sud

 

desiderio di marcia

verso il centro

Annunci

Odore di nebbia

Di bianco e della gelosia

di cieli e di sere

ti orno stasera

spiga amara di coraggio

fatto il salto

non rimase che un immobile divenire

cerchi concentrici

in sbuffate amare

 

torno alla linea

saltando il capolinea

persi gli aerei non rimasero che le ali

e forti spalle segnate a vita

da fruste grigie e carcerieri verdi

azzecco la strada, ma non la via

odore di nebbia


Storia di un Angelo caduto

Born again

Storia di un Angelo caduto

senza regimi e senza minori

cielo increspato

grigio suadente

riprende

la rotta senza fine e senza assenze

ride il presente baciato dai tasti

pianoforte chiassoso

in psichedeliche vibrazioni

non noto la nota

a piè come altrove

strappo l’accordo con il destino

e non sono schiavo

e non sono padrone

sono quell’aria e quel vento

quel fusto di legno che oscilla in amata tempesta

balliamo ancora, non sono stanco

sono il granello silenzioso che sta ad ascoltare il mare

parlami ancora onda, non mi stanco mai

dell’eco, delle partenze e dei ritorni

e l’angelo caduto

si risveglia uomo

tra Natali passati

e Ferragosti di fuoco

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Aria di Natali dimenticati

Un angelo non parla

se non con lacrime amare

se non con lacrime di speranza

disseta

aridi cuori lasciati a perire

in giusti peccati e maledette espirazioni

dimenticami signore

io non ho peccato oggi

ieri è morto

domani è abortito

cinto da mille lumi

ballerò l’ultima danza senza credere

mai più ad un sole tondo

mai più sentimento profondo


Fremente l’elmo

Giorni

come ceppi arsi a Minerva

come ghiacci dimenticati

respirami vento

io sono tempesta

 

io sono l’assurdo e il suo divenire

un martire del sacrificio in chiave di Mi

 

approdato il relitto

mi schiudo come il giorno all’alba

chiuse le porte sfondai le finestre

odore di sangue lungo le braccia

salto nel vuoto

in costante incertezza

 

mi immergo e respiro


David Bowie – Baby Loves That Way


Ad Ibrahim Ferrer

Guardo i suoi occhi

ed assaggio la fame

sublime certezze in paesaggi dimenticati

respiro la sua voce

e m’inchino al divenire

flebile

come un coro di cento anime

raggiante

come le stagioni che si inseguono per non scomparire

deglutisco angeli

in imbarazzo stonato

continua la lotta

tra oceani e villani

vestiti in cravatte nucleari

piccola isola felice

 

cammino polveroso

eterno ragazzino

in attivi decenni

e granelli di secoli


Linea retta

Storia

raccontami dove è finito

il punto che fece esplodere il nulla

del tempo e dello spazio si ricoprì l’universo

attesa inattesa scintilla

muovi i secoli come creature

mi cingo di stelle per riempirmi il cuore

vuoto lo stomaco grido al silenzio

ricevo eco in solidarietà

caverna profonda taci questo strazio

lamento infecondo, ruggisci coraggio

 

salto di energia

in matematiche equazioni

 


Portrait

Odore di narcisi

risveglio la forza come vulcano

l’impeto e la ragione

sovrano attende il sogno

muto di mille parole e di prole

si alzò un giorno l’ombra stinta ed indifferente

reggente attese la notte per scomparire

ma nacque l’uomo e dimorò in quercia

e il suo corpo si fece zattera

e scialuppa e nave

solcato il mare tranquillo

scaturì tempesta

raccontandomi odo

muse lontane in fulmini rossi

argento fu il cielo

oro venduto agli schiavi

 

mi alzo e rinasco


Di cascate in novità

Nascondigli indolenziti

cambio grotta e trovo il sole

miraggio di un lampo tra lune e vespai

il suono mi affossa

e cerco verità

nel raggio più scuro

nella voce più amara

anima coscienza

perdono senza castità

celebro gli occhi non ricordando memorie

fiori di loto tra bambù ingialliti

papiri come bombe

in agili anfratti

e salti impetuosi

 


Agnus

Sapore amaro

segni questi giorni come la penna

il foglio

come il freddo

le ossa

come l’ardore

la fine del sogno

come una marcia

le false promesse

come il pianto

ultimo e mortale

come il richiamo

il silenzio


Idee di montagne a basso quota

Canterò alla sua bellezza

e ai suoi occhi,

oggi

 

navigando tra i flussi della memoria

Nirvana e Ganesh

Kurt Cobain o Cristo in croce

 

voglio

desiderio nascosto tramutati in prosa

rosa,

navigando nelle meraviglie del perdono ti associo al serenity

qualsivoglia voglia

finisco un pensiero accedendo il siero

della verità e della coscienza

delle turbe e dell’inganno

avanzo senza affanno

e lesta termina la parola

incrociando mondi

al risveglio dei monti

 


Silence

Silence

come perso in una gola

mi nascondo da me

 

come il vento all’eco

come il cuore all’ego

come un canto allegro

 

stringo e non mi apongo

alla voragine dei tempi

e a quella degli dei

caduto l’oblio non rimase che un sipario

di mille teatri ed altrettanti templi

altari immacolati

venerati di grazia ti canto

non potendo stringere il tuo nome

in parole sorprese


Walzer

A Nausica e alle sue forme

canto e sogno

tra miraggio e disillusione

perso in ricci

il pensiero risorge in vivida attesa

mi animo d’emozione

e brucio

dentro, profonda sensazione

senza inganno alzo una pietra

e scopro le ombre e il desiderio

di pelle preziosa come neve in un deserto

ricoperta l’anima

assaggio sogni ininterrotti

 


Psiche davanti al castello d’Amore – Yves Bonnefoy

Poesia in Rete

Foto di Gérard Rondeau

Sognò che apriva gli occhi, su soli
Che s’avvicinavano al porto, ancora
Silenziosi, fari spenti; ma raddoppiati nell’acqua grigia
Da un’ombra in cui cresceva il futuro colore.

Poi si risvegliò. Che cos’è la luce?
Che cos’è dipingere qui, di notte? Intensificare
Il blu di qui, gli ocra, tutti i rossi,
Non è la morte ancor piú di prima?

Quindi dipinse il porto ma lo fece in rovina,
Si sentiva l’acqua battere al fianco della bellezza
E i bambini gridare dentro camere chiuse,
Le stelle scintillavano tra le pietre.

Ma il suo ultimo quadro, soltanto uno schizzo,
Sembra essere Psiche che, tornata,
Si è accasciata in lacrime o canticchia, nell’erba
Che s’aggroviglia alla soglia del castello d’Amore.

Yves Bonnefoy

(Traduzione di Fabio Scotto)

da “Quel che fu senza luce” (1987),  in “Yves Bonnefoy, Seguendo un fuoco”, Crocetti Editore, 2003

***

Psyché devant le château d’Amour 

Il rêva…

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Calling the mayor

Notte d’oceano

cancella questa rabbia

ma non queste righe

 

acceso come sole mi voltai all’indegno

malumore perenne in chiave di felicità

frammento

odi e gloria

ruggine e salvia

 

indietreggio per non fronteggiare

il mare e le sue pretese

chiedo al cielo compassione

ricevo amore e sorrido

anime passate e mai tornate

ritraete la vostra mano

oggi è la mia puntata

oggi è la mia sonata

triste e veloce senza chiaro di luna

 


Jefferson Airplane – After bathing at Baxters


Back to the future

Sapore di dune

come inattese promesse

colorano la tempesta

Iddio si è svegliato

come un vulcano malato

come un’attesa ricomepensa

sicario affamato

prenditi le briciole lasciate sazie

in cime tempestose

e diabolici lamenti

attende la pazienza sventrando ansia

arrestami un istante

il cuore è pieno

e libero di me


Walking on the strange sea

Cuore di tepesta
in perle sull’asfalto
si apre il cielo come sipario
e vola
e s’innalza
passione

richiamo veloce ai turbini del tempo
mare mosso in quiete statica
mi muovo e sorrido
lasciato lo strazio agli stranieri
e colli e balli lontani da noi

pausa sospensiva
in luoghi di miraggio


Tra Trump e Kim

Di suoni e bellezze

vibrazioni in sensazioni

forti di spirito

inspiro

 

aria nuova

che non sapevo muovere

maree di sentimenti

in spiaggia sorpresa

 

tra spazio e tempo

istinto e debolezza

tempesta d’improvviso

e vedo il suo viso

 

sorrisi di bellezza

sorrisi di piacere

catene sdogante

in chiacchiere al buio

 

 

richiamo il silenzio

e la chiamo amore


D’improvviso l’allegria

Svanisci

come i pensieri nella polvere d’Agosto

come le anime dei deserti

e gli immacolati cristalli

in cime tempestose

e frangenti improvvisi

 

abbracciami tristezza

oggi non ti temo

sei una carezza amica

un ricordo doloroso e bellissimo

 

mi chiama

arcaica come il vuoto

come la paura di volare

e quella di tornare

 

frammenti addormentati

in corpi immobili

e notti insonni


Targato Bologna

Dell’inferno cantante

e di altri demoni

non temo

 

non temo più

parole come linci

righe frammentate

su letti nauseabondi

incerte le giornate

i pensieri viaggiavano

 

discordanti

distorti

disarmanti

 

chiamavano alla guerra

delitto e sacrifio

suoni che non odo

ma odiavo

lesto nel giudizio

 

guizzo di Primavera

in fonte immacolata

 


Efelidi

Che sia commedia o tragedia

non importa,
ma sia spettacolo
e grandezza
e divenire in volo

come anime e gabbiani

buchi neri
ed universi lontani

come raggi di un altro pianeta

risuonano alieni pensieri

prato fiorito sulla sua pelle

cerchiamo Primavera fra i venti

 

come morsi di nuvole

come assaggi di paradiso


Joan Baez – The Unquiet Grave


Sospiro in cerca d’aria

Spegnimi

come fanno i lampioni con i sentimenti

e gli amanti

 

nascondimi

come il sole con le stelle

e la luna sospirante

 

immersa

nel mare cerca l’abisso

profondo come grida

senza buio e senza perché

affogo sulla terra ferma

e respiro nei flutti

 

massima corrente in scariche elettriche

odore di infinito

non si scorge la rotta

e la deriva, unica amica

 

mi porta via

 

 


Linea morbida

Scrivi molesta

un’altro raggio nel cielo

oggi la tua firma

sa d’incanto

e di miraggio

tremando le stelle

attendono i tuoi occhi

desideri di satelliti

in universi paralleli

vicini come galassie

lontani giusto un granello

di sabbia

e mezzo

sospiro

inspirando i tuoi capelli

ed ogni emozione

che li circonda


Archivio musicale

Premimi il cuore

 

oggi ho bisogno di un lampo

che non sia pioggia

di un tuono

che non sia fuoco

perché arde

ogni pensiero

in spiagge dimenticate

colorate brune

odori lontani

di notti beffarde

a ruggire al mare

ad urlare nel silenzio

a mangiare pietà

 

divorata a digiuno

mi fermai pieno

 

poco più in là

l’orizzonte si infrangeva con il mondo

sconosciuto e desideroso

desiderato e detestato

passato il confine mi girai sorpreso

 

era scomparso

in un sorriso dolce

 


Laghi islandesi

Di suoni e danze
senza maghi o stanze
senza trucchi e senza inganni

odimi, perché non ho che parole

perché torna il fiato come la tempesta

primordiale sancì la luna

imperatrice di sogni e il sole

stella regina

celesti silenzi
in cieli inaspettati
cingo di gioia note d’attesa

stagione piena e sibillata

non soffochi
ma ammiri

occhi che non sapevano più guardare
orecchie stanche di meccanici rottami

spezzate le parole
si muovano a festa

canne snelle
in un lago fuori dal mondo

 


Parola d’allievo

Vorrei essere maestro

di sogni e di rintocchi

di giostre e caroselli

dei venti e degli oceani

 

vorrei essere maestro

di mura di cristallo

di castelli senza reami

di ombre senza sole

 

vorrei essere maestro

di fatti e di parole

di magie e di sospiri

di lune e di maree

 

vorrei essere me stesso


Speziale spaziale

Di entusiasmo di bambino
di spiagge deserte e dei primi mari

Come orgasmi reali
Come orgasmi intensi
Come corpi ed onde

Come verità fluttuanti

riflessi sinceri

oggi non mento al mio passato
su sabbie tiepide tra raggi incerti
a tratti appare Maggio
si fa coraggio

nuvole Modeste

Scende il fiato senza corrente

senza corse e senza ansia
Senza ma e senza se
Senza regine e senza re
Senza malumori
Senza nomi o cognomi
Senza soluzioni
Senza danni ed altre maledizioni

 

contemplo in assenza di gravità


Nuove sementi in colline abbandonate

Se non il cielo non parla

e le stelle si ammutoliscono,

sento l’urlo

 

nel silenzio

 

breccia di frammenti

epoche distanti

cingono a me, a loro

ai cardini immortali

 

all’onda e alle carezze

agli orizzonti e all’avvenire

brindano gli dei

su danze di dame

 

si muovono pianeti

incerti come Marte

Venere bellissima, Diana gelosa

 

si arresta quest’ansia

senza misericordia o altri errori


Eric Clapton – Tears In Heaven


YENIK SERCE – Onur AKIN


Mattine

Rumoreggia aurora

in silenzi d’incanto

tra rugiada sonnolenta

e raggi inviperiti,

s’alza il giorno

ed anche il tutto tace

pacata la marea

azzittita l’orchestra

sento il commento forte

ruggire di lampioni

tra ombre deliziose

 

strascichi di arte

in ore piccole e accese

 

come fantasia

come melodia

come musica triste

 

virata emozionante

frantuma l’onda fissando l’orizzonte

 

 


Sans papiers

Sogni soavi

in mari calmi

approdo senza fine

implodo tra passato e futuro

e sono qui,

nuovo

lenti valzer in nuotate lente

assenti le note non rimangono che sospiri

echi del vento in direzione miste

non mi perdo, ma nuoto

 

senza fini e senza correnti

cercatore di anime tra nuvole scure

brucio dante ed esalto il Maestro

 

 

Chiudi gli occhi un attimo

sogno di infante tra realtà invocate

gioco con l’azzurro e il padre eterno

 

realtà stonate

tra mondi in differita

 

 

tra i non ami

tra i non desideri

tra il volere e l’essere

perso nel lungo giardino

tracce di ombre

senza soli pallidi

 

combattimento OSTINATO TRA SALICI RIDENTI

 

Scende altra nebbia dalle colline.

 

ma io sono al mare

e sono mare

 

 


No conditions

In balli gitani
Colorati di sandalo
In strade polverose
Elevò la quiete a mito
Altare traballante
Senza ceromonie e senza sacrifici
Odore di muschio
In foreste e sorgenti

In suoni e sonneggi
Walzer e racconti

artigiano di parole
Maestro di nessun arte
e baro per piacere

pongo il talento al servizio
Misterioso mi invoca
cercare

le tue labbra calde
Sulla mia pelle fredda

Tracce di odino in climi tropicali
Insiste l’indigenza di non sentirti vicino

Cerco la cima
Senza perdere l’anima

 


Avventura acquatica in pendenza

Di sirene e  di dei

degli abissi e dei confini

stendo un cerchio e passo avanti

 

invito

entrata in bassa quota

come raggi

mi nutro delle sue parole

 

ombre silenziose,

tornate e dimorate

incoscienza prematura

si tinge di rosso il sangue

e di scintille il cielo

 

passaggio lento chiudendo gli occhi

il suo sorriso, il suo riso

e solo molto più


Ciak

Leggo pagine di stelle

in galassie abbandonate

 

e copio

l’originale incostante

frammenti di frammenti

differenziati  a parte

 

rinasco dal respiro

di una linea separata

 

cantando un nome in ogni conchiglia

di ogni mare e mareggiata

 

sono ancora tempesta

 

sono ancora quiete
osservandoti sussurro meraviglia
sei eco delle correnti
per gli oceani e per i sognatori


The Beatles – While My Guitar Gently Weeps


Vila Marica

Di Parigi e d’altre scuole

d’Oriente e d’incanti

del confine nemico amico

canto con vergogna e striscio

 

oltre il muro

oltre il sasso

oltre la montagna che si fece valanga

oltre le notti passate ad ammirare la terra

 

oltre

o altrove


Primo porco dato alle perle

Primo porco dato alle perle

“Se stanno insieme e lui  non l’abbraccia, semplicemente non se la merita. E me la prendo io”.


Sofisticata in decadenza minore

Di tempi incerti e di serenate

di note sporche e di fate

di allucinazioni e di sogni

di tramonti scritti su pieghe

di scivolate e tonfi

del successo e delle sue pene

dell’altezza e delle vertigini

dei serpenti e dei violenti

delle notti calde e degli sguardi accesi

 

battito di silenzio

 

rumorosamente penso

e ti penso

 


harrison reverse – lali puna


A proposito di Freud

Nebule e soli

su spiagge suadenti

immaginando granelli

di fantastiche mareggiate

 

attese onde e cascate

miseri versi in nottate affogate

di stelle e di fate

universi e buchi neri

 

mangio paradiso con salsa d’inferno

scrivo alla mio ombra senza appuntamento

 

incerti ci separammo chiamandoci destini

brillanti nella solita luce sbagliata


No way back

A Jurmala e alle sue spiaggie bianche

di venti e segreti

di pini e di sete

bevuto il mar chiuso rimase arsura

 

e freddo

e lento passare

in passaggi passati

 

riverisco

 

non ho uniforme nè medaglie

solo faglie

 

di rabbia e  perdono

in cieli caduti

su mari ghiacciati

 


Sentieri panoramici lungo il cammino

Fammi galleggiare

il mare è infinito e padre

a lui mi confesso senza pentimenti

ci rallegravamo di noia, danzando sul niente

poi lente

 

salirono aspirazioni come cori

abbandonati i dii cercavo dei

e dee e muse e spiriti birmani

 

Sibilla maledetta, Sibilla benedetta

Sibilla dalle mille strofe

ti cercavano su vette

e tu eri al mare persa in note

 

e notti nascoste da nanoscopici piaceri

dell’oppio e della dimenticanza

il viaggio e la scoperta

si accende il cuore ricordando granelli

di ego e sudore

 

lasciati affranti e sorridenti

soli su solitari sentieri


Primo giorno di Maggio

Satelliti e spazi

lasciati vuoti da memorie di onde

e colli e mari e cime

assolute

 

Giovi assenti

in costellazioni mistiche

oggi si cambia e domani pure

per fissare l’inflessibile

 

voglie contrarie

confuse, appagate

diari scritti con il futuro

progetti sul passato

 

ho arato il mare

odiando l’alta quota

ho adorato gli abissi

per riposare

 

poi giusto il vento

qualche tempesta

ed è ancora mattina

 

 

 


Storta lungo un cammino

Risorse

come acqua addormentata

cielo di mezzo

pianura sconfinata

 

mi riportavano i binari in stazione

carrozza di Maggio

eri passata e non ti riconoscevo

 

era freddo

ero lento

era la fine dell’inizio

e l’inizio della fine

non era mai cominciata

l’arsura

 

arsura di vita

fame dei cieli

sete di sentimenti

 

appoggiavo la testa per non pensare

in altri spazi senza permessi

abbattevo reti per sfondare confini

non conoscevo limiti

né l’odore dei templi

 

mi rapì il mare nel segno dei Gemelli

ed in cambio, semplicemente l’amai


Nota positiva su registro spiaggiato

Rumori di tuoni

e già tacciano i cannoni

stasera temporale

ma è solo brezza

e un sospiro inaspettato

di un dio ignorato

 

ammetto

che ricordo il non ricordo

realtà ambigua annaffiata di alcol e pioggia

 

pioggia assordante

pioggia delirante

pioggia dolorante

 

e poi un sole travestito da Luna

e Luna mascherata da tramonti

 

scambi di ruoli come giochi infantili

mi metto una divisa per disertare

 

mi trucco per battere oltre il confine

una sfera chiamato mondo

e un destino devoto all’alto dei cieli

 

ma io non mi svendo

alla felicità


Ritorno a nota rapida

Interpretarti

tra scene veloci

e respiri estinti,

 

estorci

oggi come ieri

ogni sogno

ogni alt di frontiera

tra stelle folli e danzatrici  galattiche

scrivo il tuo nome intingendo dall’universo

come un calamio

svanisce il buio in batter d’occhi

in batter di minuti e secondi e ore

morto il tempo, lo seppelliamo allegri

tra sordi bruchi ed omertosi salici

celibe rimase la sera

triste di rosso

nera di rabbia


ilmarino

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17lastella

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