Talvolta tornano.

Talvolta tornano.

Pensi di averli persi. Poi riapri un libro e ti cadano davanti.

Queste parole le ho scritte molti anni fa, ma sono felice di riportarle qui, senza correzioni e con un po di malinconia.

Se dovessi dargli un nome, lo chiamerai: Odiavo

Odio questo paese, i suoi confini, questa città.

Odio l’età, semplice o difficile che sia, odio esserci.

Odio questa economia e la lotta tra poveri e poveracci che produce.

Odio la crisi, odio essere in crisi.

Odio la televisione, chi ci finisce e chi ci sfinisce con le parole dubbiose e i sorrisi falsi. Odio le loro parole.

Odio chi compie sessantanni e continua a decidere del mio futuro. Futuro, futuro, futuro … apparisse come Beetlejuice, lo rimanderei all’inferno.

Odio sbattermi in giro per cercare di occupare il tempo. Odio il tempo regolare.

Odio il mio lavoro e non riuscire a pagare la mia stabilità.

Odio non riuscire a pagare l’affitto.

Odio la tosse. Odio questo letto e queste mura.

Odio la mia casa.

Odio la politica del compromesso perché poi ci compromette.

Odio dover essere felice quando dovrei solamente odiare.

Odio questa normalità dell’indifferenza.

Odio le teste rasate senza pidocchi, odio le teste calde e quelle mozzate.

Odio le feste, soprattutto quelle in cui non riesco ad essere invisibile.

Odio il sugo abbondante sulla pasta, le melanzane e il conto salato.

Odio chi vive al di sopra dei mezzi e usa la parola crisi per maledire il mancato aggiornamento dell’ultimo iphone.

Odio essere odiato. Odio la neutralità. Odio il centro dei piccoli centri.

Odio dover dire si, si, si, si, si, si, si si. Odio la mancanza di virgole e punti sospesi.

Odio i dogmi, la santa chiesa e le altre profezie mai avverate, le religioni, ma non i religiosi.

Odio le scuole che non ho frequentato.

Odio il giallo, i fossi, la Democrazia Cristiana e tutti questi cafoni che inseriscono la parola democrazia nei loro squallidi teatrini politici.

Odio poter odiare la mia cultura, le mie radici, le mura che chiamavano il mio sangue e chi lo versava su pavimenti sporchi di nero.

Odio chi beve alla guida, chi fotte i bambini, chi stupra e chi se la cava, nonostante tutto.

Odio chi pensa a me ed odio averlo detto.

Odio il telefono che squilla senza parole. Odio la circolazione ambigua, la politica e l’odore dei loro culi sulle speranze popolari.

Odio aver quasi finito le parole.

Odio che gli anni sono passati senza odiare queste foto.

Odio le donne senza cervello e gli uomini senza cuore.

Odio la guerra, ma non la guerriglia, la parola nota e la retromarcia.

Odio chi non sa parlare e mi ordina.

Odio cercare la mia famiglia che non mi ha cercato.

Odio il portafoglio vuoto, la campagna per riempirlo e queste cazzo di mosche che ronzano nella testa senza fermarsi mai.

Odio la mediocrità, il raffreddore, le medicine costose e la non accettazione che si, dovremmo morire prima o poi.

Odio che ci sia per alcuni il paradiso ed altri l’inferno. Ho paura di finire nel purgatori, in vita.

Odio le storie senza fine, i coltelli, le lame e le pistole.

Odio le curve che i ragazzi non vedono ed i fiori che li ricordano.

Odio la pioggia, quella di quella notte e delle altre a venire.

Odio il contadino che parla della sua villa, dell’invidia verso il padrone e dei sacrifici che non racconta.

Odio la mafia, i consigli regionali e i parlamenti corrotti. Odio la pedofilia, la xenofobia e chiunque in una maniera o nell’altra prova a metterlo nel culo agli altri.

Odio le sentenze di morte, i tempi lunghi, i cani della prateria.

Odio i pagliacci, l’acido sui volti, le siringhe abbandonate in corpi freddi.

Odio Febbraio e la stazione di Roma.

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