Sarajevo: il libro dell’assedio parte VI – Abdulah Sidran

Abdulah Sidran, assieme a Marco Vesovic che presenterò nel prossimo articolo, è stata una sorpresa molto gradita nella lettura del volume.

Abdulah_Sidran_wallpaper

C’eravamo già incontrati in Ti ricordi di Dolly Bell? e Papà èin viaggio d’affari, i due capolavori cinematografici di Kusturica, di cui Siran ne è stato lo sceneggiatore.

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Se Sarajlic può essere considerato il poeta jugoslavo, Abdullah Sidran è considerato il poeta di Sarajevo.

La sua poesia è passione, furia, sentimenti che si infrangono in una ironica tragedia:

…:bestia rara ! Non sbaglia

il tiro lui, dal momento che, sotto di lui, ci sono tutte mete ideali

– l’ospedale, il bambino, il forno, la latteria, quel che è

immobile e ciò che si muove, che vola, che giace;

nell’aria, sotto terra, sulla terra – sono tutti

obiettivi perfetti – basta vedere come la nostra Sarajevo è posata bene !

Sono passati trecentoventisette giorni

da quando viviamo sotto l’assedio, contando i morti, di giorno e di notte,

contando i morti. La memoria è stata spazzata via, la ragionesi è perduta,

contando i morti.”

(Da “Lo stitamento della ragione” di Abdulah Sidran)

Ma sopratutto nei suoi versi c’è Sarajevo, quella che è stata e quella che sarà:

I popoli li ha fatti diversi, sussurrando alle loro orecchie:

adesso conoscetevi fra di voi

(Da “perchè affonda Venezia” di Abdulah Sidran)

Ho visto una ragazzina

sul pianeta Sarajevo

nel parco che non c’è,

raccoglie i fiori – che non ci sono

La morte è un solido falciatore, è inutile

la lacrima della ragazza, è vana

ogni preghiera per la pace!

Nell’universo

– che si chiama Bosnia – c’è una ragazzina,

con la mano che non ha, raccoglie i fiori che non ci sono.”

(Da “Pianeta Sarajevo” di Abdulah Siran)

Pianeta Sarajevo dovrebbe essere studiata a scuola, alle elementari, alla base della ricerca di conoscenza come Auschwitz, Belzec, Chernobill e tutte quelle tragedie che non dovrebbero più accadere.

Come l’assedio di Sarajevo.

In un intervista presente nel volume si scopre l’uomo e l’intellettuale che guarda con seria e paziente attesa al mondo, traendo le adeguate conclusioni:

“Noi siamo rimasti schiavi dei nostri antenati. Sulla mia pelle ho sentito il colpo del flagello del loro destino. Forse è la conoscenza più importante che ho acquisito nella mia vita”.

Nel prossimo articolo: Sarajevo: il libro dell’assedio parte VII – Marco Vesovic

Articoli precedenti qui:

Parte I: http://urly.it/2wwz

Parte II: http://urly.it/2wx0

Parte III: http://urly.it/2x4z

Parte IV: http://urly.it/2xiy

Parte V: http://urly.it/2xzm

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