Sarajevo: il libro dell’assedio – Parte II: Dzevad Karahasan

Il libro dell’assedio di Sarajevo si apre con la testimonianza dell’intellettuale bosniaco Dzevad Karahasan. Laureato in letteratura e teatro all’Università di Sarajevo inizia la sua carriera come drammaturgo, dirigendo poi il teatro stabile di Zenica. Autore di numerosi saggi, è stato docente di drammaturgia all’Accademia delle Arti Teatrali di Sarajevo, di cui è diventato preside poco tempo prima dell’inizio dell’assedio.

zenica Sarajevo_National_Theatre

Uno dei primi passi che mi ha colpito è stato questo:

“Allora, per la prima volta dopo dieci anni, ho guardato con attenzione il mio palazzo. Allora per la prima volta ho visto che il cornicione era decorato con teste di argilla cotta […]. Allora solo per la prima volta mi sono accorto che il mio palazzo era veramente bello e ho sentito di amarlo. […] Allora non ci pensavo. Non ero in grado di pensarci, nè c’era tempo per questi lussi, bisognava cacciar fuori i vetri spaccati dagli infissi. Ora, mente descrivo le immagini che gravano sui miei ricordi, giurerei che allora, proprio allora, quando per la prima volta mi accorgevo di quanto fosse bello il mio Marindvor, mi attraversò dolorosamente la mente l’idea che stavo dicendo addio alla mia casa. […] Il lavoro successivo consisteva nel rafforzare la protezione delle finestre della cantina. L’aggressione alla Città ha colto del tutto impreparati i cittadini di Sarajevo, non credevano che li avrebbe attaccati l’esercito che cercava continuamente di convincerli di essere il loro esercito popolare”.

Credo che in queste frasi si spieghino bene quali siano stati i primi sentimenti in una città tradita da quei paesi che da sempre l’hanno vista polo culturale, tradita dal suo esercito, dalla comunità internazionale, dalle promesse e da un futuro rallentato.

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Kaharasan non si sofferma solo su Sarajevo, ma espande la sua riflessione a quell’utopico melting pot, tenuto assieme così saldamente dalle ambizioni egocentriche e autoritarie di Tito. Mi colpisce molto quando racconta dell’obbligo di battezzarsi, pena la morte: perché se non sei un cristiano, sei un musulmano, e se sei musulmano, sei morto. Le truppe serbe e cetniche assomigliano per le barbarie e le imposizioni a quei lazzaroni dell’IS.

Ed ancora il tunnel, le strade sporche del sangue di Sara e migliaia di parole per raccontare ancora dell’Assedio di Sarajevo.

Nel prossimo articolo  – Sarajevo: il libro dell’assedio – Parte II: Tvrtko Kulenovic

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