La mostra delle atrocità di J.G. Ballard

Oggi vorrei presentarvi un libro di uno degli autori più originali del panorama anglosassone, J.G. Ballard: il titolo è la Mostra delle Atrocità.

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Ho incrociato questo libro negli scaffali della libreria molte volte prima di prenderlo, e la prima cosa che mi ha incuriosito è stata la biografia dell’autore, noto per due altri importanti libri ripresi poi dal cinema: Crash e l’impero del Sole. Quest’ultimo è un film che mi piace molto ed è tratto dall’esperienza reale dell’autore, prigioniero in un campo Giapponese per anni.

Da qui mi è venuto da chiedermi cosa significhi per me atrocità. Chissà quanto odio da quella folle guerra doveva scorrere nell’animo dell’autore quanto scriveva l’opera.  Ad esempio, se un giorno vi chiedessero di organizzare una mostra fotografica sulle atrocità, voi, cosa ci mettereste ?

Va da solo il pensiero alle tanti stragi: Olacausto, Balcani, Rwuanda, Darfur, le bombe di Hiroshima e Nagasaki, la strage di S. Anna e le tanti stragi ordite per il benessere generale (dei mercati e dei mercanti). Ed ancora stupri, le carceri libiche e quelle siriane, il G8 di Genova, il cratere sulla strada di Borsellino.

Si potrebbe pensarci per ore e continuare ad immiginare, a ricordare, a idealizzare.

Questo libro contiene questo ritmo, visionario ed onirico, contemporaneo e futurista.

Si ambienta all’epoca della terza guerra mondiale ed è costruito su immagini che rapiscono il lettore per proiettarlo negli occhi del protagonista Travis, che man mano assume diversi nomi come Talbot, Traven, Tallis, Talbert, Travers.

Un viaggio fantastico in una realtà dissacrata, in un ego lacerato, in un’anima dannatamente satura.

Nella sua mente la Terza guerra mondiale rappresenta lo squilibrio e l’autodistruzione definitiva di un mondo asimmetrico, l’estremo spasmo dell’elica destrologica del DNA. L’organismo umano è una mostra di atrocità di cui egli è involontario spettatore“.

Ed ancora “Talbot è un’altra incarnazione del personaggio centrale di La mostra delle atrocità L’identità più autentica è Traven, un nime che ho preso consapevolmente da quello di B. Traven, uno scrittore che ho sempre ammirato per la sua estrema riservatezza, una caratteristica, questa, assolutamente controcorrente rispetto alla logica della nostra epoca, in cui anche la privacy si costruisce con materiale che è a disposizione di tutti. Oggi è quasi impossibile essere se stessi se non nei termini del mondo che ci circonda“.

Un libro che scorre a tratti per interromperti ed interpellarti. Duro, pungente e ritmato, per un lettore curioso che non si stanca alle prime barriere.

Buona lettura

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