Maschere per un massacro di Paolo Rumiz

Pungente, veritiero, brutalmente onesto: con questi aggettivi ho l’onore oggi di presentarvi questo libro di Paolo Rumiz, Maschere per un massacro. L’opera raccoglie la testimonianza dello stesso autore e dei protogonisti di quella tragedia nota come guerra dei balcani.

Il primo argomento affrontato nel libro è la cecità del bene nei confronti del male, di quella stessa forza che con ordine, precisione ed organizzazione preparò ed allestì quel genocidio che bagnò la terra di quel sangue che potrebbe essere categorizzato come musulmano, cristiano, ortodosso, ma che nel vero in guerra assume un unico connotato: innocente.

“Ci fu un attimo di silenzio e si sentirono solo le cicale. Poi dalla gola di Drago uscì un solo grido isterico: Ma come cazzo fa un cristiano a proteggere gli infedeli?  L’uomo in mimetica si mise a battere il calcio del mitra sul terreno. Fermo sull’uscio, Gojko guardava muto, con le mutande abbassate. Quandò partì la raffica e il vecchio si accasciò di traverso sulla stuoia con la scritta Dobrodosli, benvenuti, l’espressione di disarmato stupore gli si era fissata, definitivamente, sulla bocca e sugli occhi […] Drago e  il vecchio Gojko divennero per me l’immagine stessa del dualismo chiave di quella guerra: la spavalda astuzia del male e l’inerme cecità del bene”.

Il libro è una testimonanza audace, coraggiosa nel confessore i propri errori interpretativi, in un conflitto sbrigato  troppo spesso dietro la scusa dell’etnicità.Perchè la guerra dei Balcani è stato un inganno. Una trappola ben organizzata dove lacrime e munizioni divenivano armi mediatiche per sconfessare il nemico e cadere nel suo gioco.

“E’ anche per questo effetto-clorofornio della tv che, di fronte all’evidenza dell’imbroglio, noi occcidentali ci siamo comportati con la stessa ingenuità di un valligiano del Montenegro […] I Balcani sono stati un rivelatore importante impressionante della nostra debolezza sul piano politico, informativo, intellettuale. Mentre l’Europa intera versava lacrime per una singola bimba ferita, Irma, mille bambini venivano uccisi nell’oblio”.

L’analisi degli eventi che Rumiz propone è chiara, lineare, autentica; un’analisi che accompagna il lettore nel excursus di conflitti che mostrano chiaramente la necessità di un sistema di derubare, distruggere, uccidere e struprare al fine di separare e naturalmente ricostruire.  L’opera non è fredda come ci si aspetterebbe da un reportage di tale livello, anzi traspare avidamente la necessità di dare voce a quelle emozioni che il giornalista deve aver trattenuto per molti anni.

Una prova storica. La storia della follia di un teatrino internazionale che le nostre coscienza non dovrebbero mai giustificare. Maschere per un massacro è questo, e molto più.

Un libro sicuramente consigliato.

Buona lettura

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