Vita, morte e miracoli di un pezzo di merda di Paolo Villaggio

Inizio questa recensione di un libro che mi è piaciuto molto con un consiglio: non compratelo. Un paradosso vero ? Ma quest’opera è un po così in fondo.
Il suggerimento nasce dal binomio prezzo/pagine. Io in verità l’ho pagato un euro in qualche mercatino e una volta aperto mi sono un po stranito nel vedere tanta assenza d’inchiostro. Ma un bel libro a volte è anche questo: poche parole per profondi passaggi.
Questo scritto di Paolo Villaggio è autobiografico e raccoglie degli scorci della sua vita che introducono il lettore ad una sfera intima della vita dell’attore, quella del ricordo. Il libro si apre nel posto che lui descrive come il più bello della terra, le bocche di Bonifacio. Io le ho viste da lontano una notte d’autunno mentre il traghetto mi portava in Spagna. Ma questo non è il posto dei miei ricordi.
La vita di Villaggio è molto interessante, specie quando è raccontata da uno stomaco tosto come il suo. Una delle prime frasi che mi ha colpito è stata una sensazione che provo spesso anche io:
“Sono sempre stato ossessionato dall’idea di capire se un momento che sto vivendo è un momento felice”.
Il momento a cui fa riferimento Paolo Villaggio è quello del incontro con la moglie, Maura, l’unica donna che egli abbia mai amato. La figura di Maura deve essere stata molto importante nella vita privata ed artistica di Villaggio. Allo stesso modo emerge quel l’invidia verso gli amici di sempre Gassman padre ed Ugo Tognazzi, proprio loro, in giro nel mondo a combinarle delle belle. E primo fra tutti il suo amico più vero: Fabrizio De André. L’amicizia con De André è sincera, autentica, fin da ragazzi quando si imbarcarono come intrattenitori su una nave passeggeri sulla quale lavorare un altro italiano, ancora non noto: Silvio Berlusconi.
Ed ancora i rapporti con il fratello gemello, emerito professore della Normale di Pisa, i rapporti con gli uomini e quelli con le donne, quelle che lo respingevano e quelle che lo odiavano, la fama e l’ombra del suo personaggio. E commuove in fondo questa storia scritta male con belle parole.
E non sembra sbagliato dire in fondo che, quando si sente Paolo Villaggio parlare di inferiorità della cultura africana o altri discorsi idioti, non ci si trova altro davanti che i poveri discorsi di un pezzo di merda.

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