I segreti d’Italia di Corrado Augias

E’ sempre bello trovare una dedica sul libro. Apro la prima pagina ed eccola là, la mia sorellina l’ha scritta con tanta cura:
“In tempi di crisi bisogna pensare a chi stava meglio quando si stava peggio. Per un sereno Natale, per te la storia del paese più bello … l’Italia …”.
l’Italia. Vista da non troppo lontano non ci si capisce quasi niente. Le notizie che leggo, i rapidi commenti dei miei o di qualche amico, lascia intuire che qualcosa sta cambiando. Ma sarà vero ?
Se la mia sorellina avesse sfogliato questo libro di Corrado Augias,così profondo e schietto, non so se avrebbe mantenuto la stessa dedica. I segreti d’Italia è un opera sincera, impegnativa per il messaggio che vuole far arrivare, ma sempre lontana dal cliché e da quella consuetudine italiana di voler rivoluzionare l’inevitabile seduti a guardare.
“Segreti è una parola impegnativa, segreti d’Italia poi non ne parliamo, con tutto quello che è successo in questo paese in tanti secoli […] l’Italia è un paese fatto di città. Grandi e piccole, gloriose o oscure, tutte però degne di attenzione se non altro per il carico di passato che custodiscono, qualcuno dice addirittura l’eccesso di passato”.  (P. 10)
Cosi inizia un viaggio in cui l’autore ci presenta parte della storia moderna e contemporanea del paese, attraverso la storia di città, personaggi storici o piccole re-visioni alla ricerca di quei fattori che hanno costruito quel l’aureo ed allegro dramma chiamato Italia.
Diligentemente Augias accompagna il lettore a scrutarsi  da fuori,  con gli occhi critici di chi come Proust affermava che la vera terra dei barbari non è quella che non ha mai conosciuto l’arte, ma quella che disseminata di capolavori, non sa né apprezzarli né conservarli, e si, il mio pensiero va a Pompei e a tutto quello sciacallaggio che ruota attorno al nostro patrimonio artistico.

“Abbiamo incontrato due giovani romani in compagnia delle loro donne e delle loro famiglie. […] Tutti cantavano, gesticolavano, sembravano assolutamente pazzi, uomini e donne. Non c’era ubriachezza fisica in loro ma una specie di ebrieta morale al più alto grado”. (P.30)

Il libro prosegue con altri esempi fino a cambiare prospettiva, affacciandosi su una dimensione interiore al fine di raccontare gli italiani visti da dentro, con l’esempio di De Amicis e del suo capolavoro cuore, dove si assiste ad una censura per l’empatia che tale libro provoca nel lettore.

“In un rapporto del senatore professor Francesco Torraca per il biennio 1895-96 si legge che sopratutto nel Mezzogiorno d’Italia, ma anche nel settentrione, la maggior parte degli amministratori comunali, e con essi i più benestanti, odiano e  avversano l’istruzione popolare nella quale vedono una potenza livellatrice che li atterrisce” e come fatto notare da Augias, l’aggettivo popolare sarà lo stesso cancellato dal ministro Letizia Moratti durante il suo distruttivo mandato.
E cosi il capitolo continua farcito di esempi da Nord a Sud, passando per i versi forti di Ippolito Nievo o le poesia che sapevano di sperma di D’Annunzio.
Poi ancora l’Italia vista da Leopardi e quella perla mediterranea, Palermo e la Sicilia, che l’autore descrive giustamente come il punto d’incontro di due mondi, la Sicilia come crocevia delle culture, la terra di emigranti e di emigrati, bella e calda come i suoi uomini e le sue donne. Poi ancora il Sud come in pochi l’hanno presentato,magnifico, ribelle e sventurato, oppresso, ma mai del tutto liberato dal giogo della crisi e dello sviluppo.
Come una poesia il libro continua con Napoli, con i suoi angeli ed i suoi diavoli, per poi i trasferirsi un po più in su, nell’Umbria del poverello di Assisi e della sua missione e l’eccelsa Parma e naturalmente Milano con la sua musica, la sua resistenza e quella sua anima vera troppe volte profanata da tizi affamati e miserevoli come i ben noti nomi.
Il libro si conclude con la storia dei dipinti celebri dell’universalità e sulla ghettizzazione di Venezia, senza mai dimenticare come eravamo, senza mai profanare quella strana cosa che è l’Italia.
Questo libro è molto di più. Sono pagine vere e pagine autentiche che portano a riflessioni che ci riguardano nel profondo, nel presente. Assolutamente una lettura consigliata in questo strano e storpio periodo politico.

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